venerdì 11 dicembre 2009

Le “sparate” di Berlusconi hanno un vantaggio: ecco quale.


La recente “sparata” a Bonn da parte del presidente del Consiglio, definita in tutti i modi che vanno da “Violento attacco alle istituzioni” del capo dello Stato sino a quello autoreferenziale del pm di Firenze “Berlusconi è uno stronzo” hanno un vantaggio che, stranamente, non ho visto sottolineato da nessun commentatore politico, eppure sono di una particolarità e rilievo solare: fanno uscire allo scoperto tutti, specialmente gli imbecilli.

Gli esempi sono talmente tanti che mi limiterò solo a qualche esempio simbolico.

Il capo dello Stato, si è rivolto a Fini per fare pressione sul Cavaliere, senza farsi sbattere la porta in faccia. Avrebbe dovuto rivolgersi infatti alla seconda carica dello Stato che lo sostituisce in caso di necessità, vale dire Schifani, ma ci ha rinunciato. La risposta non è cambiata e tradotta dal politichese è suonata più o meno come “Ma andate a ‘vaffa!”

Parliamo di Gian Carlo Caselli, uomo di Violante autore tra l’altro di “L'eredità scomoda. Da Falcone ad Andreotti. Sette anni a Palermo”, scritto con Antonio Ingroia, i cui interventi televisivi contro Berlusconi sono ormai un must. Sull’intelligenza di Caselli ho già scritto: è uno che se lo fermano i Carabinieri e gli chiedono nome e cognome risponde se non hanno una domanda più facile, tanto per dire. Ecco cosa ha dichiarato:
“Le parole del ministro sembrano quelle di un simpatico burlone. Il ministro sembra pretendere che di giustizia possano parlare tutti, ma proprio tutti, a volte con toni da bar dello sport mentre i soli che dovrebbero stare zitti sono proprio i magistrati. Sarebbe come pretendere che i medici non parlassero di sanità, gli insegnanti di scuola e i giornali di informazione”

Mi fermo qui, altrimenti farei notte. Con un esempio. Qualche tempo fa avevo quasi perso l’udito ad un orecchio. Mi sono rivolto ad un noto otorino che, dopo una Tac (!) ha dichiarato che si doveva intervenire chirurgicamente. Ovvia la conclusione: non avrei più sentito da quell’orecchio! Ho rifiutato medico e diagnosi e mi sono rivolto ad un famoso prof, un luminare di cui posso menzionare il nome: il professor Rinaldi. Il quale ha dichiarato che la diagnosi era sbagliata e mi ha dato una cura a base di banale acqua ossigenata e (stranamente) gocce di un potente collirio (!) per qualche giorno: il problema si è risolto!

Dove sta tutta la stupidità, tipica dei ragionamenti dei vari Caselli, del suo “padrino” Violante, degli Ingroia, delle Gandus, delle Bokkassini e così via? Sta nel fatto che essendo quel medico che voleva operarmi un fesso, ho potuto rifiutarlo. Sulle stravaganze del processo Mills in cui i giudici hanno inventato un nuovo modo di decidere la prescrizione, il Presidente Emerito Francesco Cossiga la pensa così:
"Nicoletta Gandus, la presidentessa del Tribunale di Milano ricusata da Berlusconi in quanto inadatta, a suo parere, a giudicarlo. Secondo Francesco Cossiga “la partecipazione della Gandus a convegni che vedevano la partecipazione di esponenti rivoluzionari di sinistra populista e guerriglia, la rendono incompatibile con la funzione di magistrato giudicante"
. Berluscono ha ricusato la Gandus: ricusazione respinta!

La stupidità comunista non è nel negare fatti evidenti che chi vota ormai conosce perfettamente e che quindi rifiuta. La stupidità consiste nel fatto che, probabilmente, ci credono pure.

Trovo più sincero il pm di Firenze Alessandro Crini che, dopo che gli è scoppiato in mano l’atomica Spatuzza, smentito oggi anche dal suo “dio” Graviano, ha dichiarato: “Berlusconi è uno stronzo!”. Detto da uno come lui non suona offesa. Certo, fosse stato detto da un uomo, la cosa cambiava, ma così non vale nemmeno una risposta.

giovedì 3 dicembre 2009

La tattica di Berlusconi con Fini



Dal Corriere della Sera “CON FINI NESSUNA COMPETIZIONE”
Il Cavaliere: «Sui giornali parole che non ho mai pronunciato o pensato». Nuovo affondo dell'Economist: si dimetta. D'Alema: «Premier a Panama? Speriamo si trattenga»

Diverso l’atteggiamento del Giornale di Feltri che titola a tutta pagina “Il premier scarica Fini dopo il fuori onda. BERLUSCONI: NON VOGLIO PIU’ VEDERLO”


Due titoli di grandi giornali che tuttavia rispecchiano posizioni lontanissime tra loro. In politica fare previsioni è sempre un azzardo, tuttavia è necessario, a meno di non leggere solo i lanci d’agenzia.

Partiamo dallo scenario. Alcune cose sono tuttavia certe. La rottura tra Berlusconi e Fini è ormai insanabile. Fini da tempo rema contro Berlusconi e lo ha fatto con un crescendo rossiniano a cui Berlusconi non ha mai risposto e non lo ha fatto neppure questa volta. Lo ha semplicemente ignorato. E’ quindi evidente che è in corso una lotta il cui esito è incerto non tanto su chi lo vincerà, essendo Fini nettamente più modesto sul piano politico, del seguito popolare e come carisma. L’incertezza è data dall’impatto che questo scontro avrà sul futuro assetto politico, che potrebbe portare persino ad una crisi di governo o ad elezioni anticipate.

Questo spiega la cautela di tutti i politici, almeno quelli più importanti, nel dare giudizi sulla vicenda. Io credo che, per quel poco che conosco di Berlusconi, lui voglia lasciare l’iniziativa in mano a Fini. Questa politica attendista è stata spesso rimproverata a Berlusconi, scambiandola per indecisione o peggio per debolezza, ma non è così. Al contrario si è rivelata spesso una tattica vincente. Abbiamo visto che lasciare l’iniziativa in mano al maldestro Fini lo ha esposto ad una figuraccia che, comunque la si voglia vedere, lascerà il segno. Dialogare con un procuratore della Repubblica che ha ammesso di non conoscere Fini e di averlo incontrato per la prima volta a quella manifestazione e confessargli che “Berlusconi confonde il consenso con l’immunità” è già un giudizio che segna una rottura insanabile. Dove si resta basiti è nel sentire Fini parlare di Spatuzza come di una bomba atomica accompagnando questa dichiarazione con un sorrisino di complicità compiaciuto, è qualcosa che si fa più fatica a comprendere. Sono comprensibili diverse vedute politiche, ma gioire di una vicenda giudiziaria di mafia, appare di più difficile accettazione.

La figura maldestra di Fini tuttavia non si ferma qui, ma si consuma quando afferma rivolgendosi al Procuratore capo di Pescara auspicando che si facciano indagini serie “…lei lo saprà Spatuzza parla apertamente di Mancino che è stato ministro degli Interni…uno è vice presidente del Csm e l’altro è presidente del Consiglio…”. Dopo affermazioni di questa totale gravità non trova di meglio che intervenire telefonicamente nel corso della trasmissione Ballarò per confermare quanto detto, scusandosi solo con Mancino da lui confuso con Ciancimino! Una scusa risibile perché lo ha descritto con incarico di ministro e vicepresidente del Csm, che con Ciancimino hanno poco a che fare.

In conclusione, io credo che Berlusconi temporeggerà per lasciare che Fini affondi ancora di più nel suo isolamento, logorando così i rapporti coi suoi colonnelli e nei confronti dell’opinione pubblica, visto che gli unici apprezzamenti a Fini vengono da una sinistra che mai lo accoglierà nelle proprie file e da Di Pietro. L’unica ipotesi potrebbe essere Casini, che però ha successo da solo e non mi pare disponibile a dividerlo con gente litigiosa. Altre ipotesi realistiche non ne vedo.

Il giornale di Fini “Fare Futuro” dice che lui ha idee politiche innovative, basta destra e sinistra, lui vuole navigare in mare aperto. Una cosa tuttavia è certa: oggi Fini è un uomo isolato politicamente. Può certo affrontare il mare aperto di una nuova politica: in pedalò a Gatteo Mare, non allontanandosi troppo dalla spiaggia per non correre altri rischi.

mercoledì 2 dicembre 2009

«Incidente» che rischia di isolarlo di più


Considero Massimo Franco del Corriere della Sera uno dei migliori commentatori italiani. Naturalmente un grande giornale come il Corriere ne vanta altri, ma Massimo Franco si distingue per acutezza e lo stile misurato che trova pochi altri riscontri nel giornalismo italiano. Ecco cosa scrive della nota vicenda Fini.


L’ impressione è che Gianfranco Fini si trovi di colpo di fronte a un ultimatum. È vero che le frasi pronunciate quando si pensa che i microfoni siano spenti provocano sempre un’eco ambigua. Suonano come un «furto» della buonafede.

Ma le parole dette il 6 novembre scorso al procuratore di Pescara durante un convegno, con giudizi taglienti contro Silvio Berlusconi, sono state rivendicate dal portavoce del presidente della Camera. Sarebbero la prova della «coerenza» delle sue parole in pubblico e in privato. Tendono dunque ad assumere un peso che aggrava il conflitto tra i due fondatori del Pdl. Per il capo del governo, si tratta di un incidente insperato: conferma un’ostilità venata dal sarcasmo nei suoi confronti. E poi, a rendere noti i contenuti della conversazione non sono stati qualche tv o giornale di famiglia di Berlusconi. Al contrario, ad autorizzare la divulgazione è stato il presidente del «Premio Paolo Borsellino», che voleva far conoscere il pensiero di Fini.

L’episodio trasmette una sensazione sconcertante. La terza carica dello Stato incontra per la prima volta un alto magistrato, Nicola Trifuoggi, ad un dibattito. E gli confida di considerare il suo principale alleato irrispettoso di qualunque istituzione: sia essa il Quirinale, il Parlamento o la Corte Costituzionale. Ancora, sostiene che Berlusconi confonde «il consenso con l’immunità», e «la leadership con la monarchia assoluta». Ed ironizza pesantemente su un presidente del Consiglio che si riterrebbe immortale. Se a questo si aggiungono i giudizi di Fini sull’effetto «bomba atomica» delle rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, lo sfondo diventa torbido: tanto più che chiama in causa Nicola Mancino, vicepresidente del Csm.

Non è chiaro fino a che punto si possa parlare di frasi imprudenti, nel momento in cui vengono quasi autenticate. Mancino replica gelidamente di non conoscere dichiarazioni di Spatuzza sul suo conto.
Ribadisce «l'assoluta estraneità ad ogni coinvolgimento nella presunta trattativa Stato-mafia». E Fini si affretta a telefonargli per spiegare di avere fatto confusione. Ma questo conferma un’esternazione maldestra, che l’opposizione cerca di sfruttare. Antonio Di Pietro chiede a Fini di essere conseguente, bloccando le leggi sul processo breve. E addita la «caduta del secondo impero».
Si riferisce al 1992 e alla Prima repubblica.
Ma alcuni esponenti del Pdl evocano perfino «la sindrome del 25 luglio 1943», con Fini nel ruolo di «traditore» del berlusconismo.

In realtà, l’epilogo è meno scontato di quanto sembri. Il contraccolpo più verosimile è un ulteriore isolamento del presidente della Camera; ed una frenata della strategia di chi punta su di lui come l’alternativa a Berlusconi. Il profilo di Fini «battitore libero» del Pdl si accentua in modo per lui preoccupante. Gli viene chiesto se è «d’accordo con la linea del partito»: un aut aut.
L’avviso di garanzia che ieri ha raggiunto il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, aumenta la prospettiva di uno scontro con la magistratura. E sullo sfondo svolazza il fantasma delle elezioni anticipate.

Fini rischia di avere offerto un pretesto a quanti, nella cerchia berlusconiana, chiedono di tornare alle urne se il Pdl non appoggia il premier senza condizioni sulla giustizia. Il sospetto è che abbia armato i propri avversari senza volerlo e senza rendersene conto: esito ancora più paradossale.

domenica 29 novembre 2009

La mafia contro Berlusconi


I numeri, anche al più distratto ed in malafede dei lettori ci dicono che mai, nella storia repubblicana, grazie a questo governo ed in particolare al ministro Maroni, sono stati assestati tanti colpi mortali alla mafia, con arresti di criminali latitanti, con sequestri di beni mafiosi che sono stati incamerati dallo stato stanati da nascondigli con Jacuzzi e strattonati come pusher qualunque dai poliziotti. Basta scorrere le notizie di questi ultimi mesi per vedere che mai, nella storia repubblicana, la Mafia nelle sue derivazioni di Corona Unica, ‘Ndrangheta, Camorra, aveva ricevuto colpi così violenti, vedere incarcerati personaggi che sembravano prendersi gioco dello Stato e della Polizia e che invece ora vediamo giornalmente scorrere davanti alle telecamere che, implacabili, li riprendono mentre qualcuno di loro più spavaldo, tenta un improbabile sorriso.

Le accuse di mafia Berlusconi prima ancora che false mancano di normale buonsenso. Chiunque è in grado di capire che chi ha televisioni, assicurazioni ed una miriade infinita di aziende, di tutto ha bisogno, salvo che di delinquenti, bombaroli e mafiosi. Non sto nemmeno a perdere tempo per smentire la demenzialità di questa teoria che si annulla da sola: chi possiede tutto questo ha bisogno solo di pace e ordine per far prosperare le sue aziende.

E allora perché queste accuse assurde? Ci sarà pure un motivo? C’è, ed è drammatico per tutti noi. Vediamo di riassumere sinteticamente le forze in campo. C’è Berlusconi che assesta colpi mortali alla mafia, che deve reagire, ovviamente e difendersi. Voi quale strada scegliereste? I mafiosi ci hanno provato con le bombe: non funziona. L’opinione pubblica reagisce con indignazione e lo Stato ricostruisce ciò che è stato distrutto. Ci vuole altro.

Prendiamo il caso della magistratura. Sono circa 60mila persone. Dentro, c’è di tutto: chi sogna la vittoria del comunismo, chi si sente male se c’è un crocefisso in aula,chi si dimentica in cella il detenuto e va in ferie, insomma tutto quelle che leggete nelle sentenze, di ogni giorno, molte delle quali sono francamente demenziali. La magistratura. Già.

Se foste un potente, potentissimo mafioso, non credo vi fermereste di fronte e nulla e nessuno. Usano strumenti di tutti i livelli e la magistratura è permeabile come qualunque altra istituzione umana. Lo hanno già fatto. Ora, per distruggere una persona serve un tizio come Gaspare Spatuzza, autore di 50 omicidi e non spenderò una sola parola in più salvo per dire che basta la sua parola per demolire chiunque lui desideri. Spatuzza lo fa negli interessi della mafia, è lecito supporre o di chi esce dal Convento delle Orsoline? Fate voi, decidete voi, non è questo il punto che mi interessa. Perché Spatuzza e quelli come lui, non sono nulla, se sono soli. Ci vuole Qualcuno. La maiuscola è voluta.

Ci vuole qualcuno che dichiari verosimile l’inverosimile, che dichiari che sono prove quelle che non sono prove, ci vuole qualcuno insomma che sia disposto a spendere tutto per il prestigio, la credibilità, un futuro fatto di sconti di pena, un trattamento anche in carcere adeguato alle sue indubbie qualità. Insomma, qualcuno che dichiari vera la parola di chi ha ucciso 50 persone contro quella di chi magari nemmeno la finanza ha trovato nulla da ridire, manco una multa. Avrete capito che ci vuole uno tanto potente che possa garantire tutto questo e togliere di mezzo Berlusconi ed i suoi arresti a raffica di Mafiosi assieme a Maroni. La mafia a questo punto mette in campo tutto il suo potere. I suoi rapporti più segreti. La mafia mette in campo quelli che non possono rispondere no, perché la mafia ha argomenti convincenti a cui è difficile rispondere di no. Perché hanno amici ovunque. Anche dove nessuno penserebbe. Li hanno già avuti in passato.

E’ l’ultima occasione per potersi liberare della Mafia. Che i mafiosi ed i loro amici si difendano, lo capisco. Stavolta li hanno mobilitati tutti. Stavolta è la partita decisiva. Per l’Italia, intendo. Berlusconi forse è andato oltre ciò che doveva. Cossiga, che fanno passare per pazzerello glielo aveva detto: “Non sfidare la Magistratura. Finiresti distrutto.” Non ci ha detto il perché. Peccato. Lui lo sa. Noi cominciamo a supporlo. L’ANM ha risposto picche persino al Napolitano che li invitava a restare nel loro ambito: brutto segno.

Voltaire ha scritto una cosa stupida ma di grande successo: “Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Non per me. Io non difenderò sino alla morte ciò che dice uno che ha ucciso 50 persone e chi lo sostiene dichiarandolo onesto e veritiero: atrraggiantevi, è Cosa Vostra!

domenica 22 novembre 2009

Montezemolo-Fini: alba di Terza Repubblica?


Fabrizio D’Esposito scrive sul Riformista: “Solo la storia di questo paese dirà se le parole pronunciate ieri da Luca Cordero di Montezemolo all'Università di Roma assumeranno un valore uguale a quelle di Silvio Berlusconi nell'autunno del 1993. Il Cavaliere era a Casalecchio di Reno, in Emilia Romagna, e iniziò a preparare la discesa in campo sdoganando il Msi: «Se fossi a Roma voterei per Fini sindaco». Tre lustri e passa più tardi, un altro imprenditore di rango fa capire di essere pronto per la politica. L'alba della terza repubblica?
In ogni caso quello che colpisce è che anche stavolta il punto di contatto tra il vecchio e il nuovo è rappresentato da Gianfranco Fini. Allora fu Berlusconi a tirarlo fuori dalle secche della prima repubblica.
Adesso c'è Montezemolo che parla come lui. Una coincidenza che si incastra nel day after dell'ennesima tregua tra il Cavaliere e il presidente della Camera, al culmine di una crisi che ha sfiorato il peggio, con la minaccia delle elezioni anticipate agitata dalla seconda carica dello Stato, Renato Schifani. Di più: sembra quasi che sul delicatissimo tornante della giustizia, dove sono andati a sbattere ciclicamente quindici anni di sterile berlusconismo, Fini abbia passato il testimone a Montezemolo.”


Trovo questa ipotesi francamente diversa e al limite del ridicolo, per le molte differenze messe in campo.
Silvio Berlusconi sdoganò Fini in occasione dell’inaugurazione di quello che era ed è ancora tra i più bei centri commerciali d’Italia e destinato a dare lavoro a tante persone. Un’occasione che, simbolicamente, ben rappresenta il Cavaliere: dare lavoro.

Montezemolo sceglie un momento completamente diverso. Proprio oggi ha chiuso il mitico stabilimento Alfa Romeo di Arese dove nascevano 500 auto al giorno e sta chiudendo lo stabilimento Fiat di Termini Imprese creando altri disoccupati. Non contento chiede «Ma il nostro gruppo ha anche bisogno di poter contare sul sostegno alla domanda degli ecoincentivi a livello europeo e sulla cassa integrazione per gestire senza traumi stop temporanei della produzione e la riorganizzazione». Il che tradotto significa che secondo Montezemolo e Fini (cha coppia, ragazzi!) Berlusconi è uno “stronzo” (secondo il lessico di Fini laureato in pedagogia rivolto a bimbi di 8 anni!) ma senza che lui nomini il fascista alla presidenza della Camera e fornisca i danè al genio della Ferrari che non solo non vince più ma ricorre alla cassa integrazione, non si va avanti.

Il loro primo paletto, che hanno piantato in comune è stato “Mai più leggi ad personam!”. Se tanto mi da’ tanto, credo che di leggi ad personam chi ne avrà più bisogno in futuro saranno proprio Fini e Luca Montezemolo. L’unica cosa che mi consola è che la sinistra, pur avendo il Montezemolo una varietà di attività considerevoli sino ai finanziamenti statali per le sue auto invendute, non incorrerà nel famoso conflitto di interessi perchè la sinistra, in questi casi, sa stare al suo posto: di reggipalle prima di Agnelli, ora quelle di Fini e Montezemolo: per questo la chiamano già “Terza Repubblica”. E Bersani, oltre tutto ha pure la faccia adatta all’importante ruolo che lo aspetta.

giovedì 5 novembre 2009

Una donna sciccosa


Letto qualche tempo fa su un forum di sinistra, ma ammetto che poteva accadere su un forum di qualunque altra area politica, non è questo il punto: era su quel forum, di sinistra, tutto qui. Femministe a gogò, livello culturale non straordinario ma con squarci di mentalità corrente invece molto interessanti. Qualcuna davvero intelligente, altre piene di buonsenso, qualcuna incespicava sul lessico, ma diceva cose condivisibili e con saggezza contadina.

Poi, come nelle balere e come nei forum, appare sempre la star, quella che dà una lezione a tutte le altre. Dopo le opportune critiche alle altre partecipanti, ha esposto il suo caso. Le parole non sono le stesse, ma il senso è questo:

“Sono andata a cena con il mio ragazzo. Persona deliziosa, gentile, intelligente, lavora in banca che di questi tempi non è male. Il ristorante di buon livello, anzi di lusso. Tutto bene. Poi il fattaccio. Lui si scusa e va in bagno. Torna dopo poco: inorridita osservo che non ha le mani umide e quindi non si è lavato le mani “. Richiamo l’attenzione sul mio gentile lettore nel fare osservare che “lui torna dopo poco” quindi, scusandomi dell’argomento non esaltante, lui avrà fatto qualcosa di rapido, no? Bene. Lei, scrive poi di essere rimasta disgustata, non l’ha più visto con gli stessi occhi, ed in seguito si sono poi lasciati.

Questa la conclusione della sciccosa forumista. Ma le cose nella vita non sono mai semplici come ritengono gli stupidi, categoria alla quale la sciccosa femminista appartiene di buon diritto. A volte è più complicata.

Al bar, un mio vecchio amico mi ha divertito con una storia come solo si può fare tra amici d’infanzia, che poteva sembrare simile. Lui è medico ricercatore e la sua attuale moglie è una sua collega. “Io quando sono nervoso, assieme al cibo ingoio aria. Che ci posso fare? Essere a cena per la prima volta con la donna della mia vita mi ha agitato comprensibilmente. Anch’io ad un certo punto, mentre eravamo al ristorante, ho chiesto scusa, sono andato in bagno, ho tirato una “ghega” pazzesca come dicono ferraresi e romagnoli, ho aspettato qualche istante per ovvi motivi e poi sono tornato al tavolo. Fu una serata bellissima”

Mi scuso coi miei sparuti lettori per questa nota di costume un po’ inusuale. Una volta scrivere un pezzo come questo mi avrebbe inorridito. Ora, quando leggo il giornale, guardo la Tv o ascolto la radio, sento di peggio. Tuttavia, vi chiedo scusa lo stesso, ma spero che possa esservi utile e serva a non giudicare sempre con superficialità o peggio con cattiveria. Potreste sbagliare, no?

mercoledì 21 ottobre 2009

Napolitano ha gettato la maschera



I fatti sono questi.

Come sapete quando nacquero le Brigate Rosse, cominciarono ad apparire scritte sui muri di mezza Italia dove si minacciavano di morte gli avversari politici, perché allora era l’unico mezzo di comunicazione. Poi, li uccisero davvero, a cominciare da Moro.

Oggi c’è Internet, dove 11 mila aspiranti killer dichiarano “Dobbiamo uccidere il premier”. Dopo i folli proclami del giovane esponente del Pd, su Facebook si inneggia ”Il suo assassino sarà un eroe”.

Questi i fatti di oggi, 21 ottobre 2009.

In questa situazione ci si sarebbe aspettato che Giorgio Napolitano, che al momento del suo insediamento giurò “sarò il presidente di tutti gli italiani!” non dico che difendesse Berlusconi, dio me ne guardi. Non dico che avesse parole di biasimo per chi scrive “Tagliategli le palpebre e pisciategli negli occhi”. No. Ma almeno un piccolo invito a moderare i toni, con quel suo incedere catatonico, da Napolitano me lo sarei aspettato. Perché Napolitano forse è un po’ frollato, ma è ancora attento a ciò che avviene in Italia. Infatti non ha fatto mancare il suo preciso intervento.

Restiamo ai fatti.

Dall’Ansa di oggi: “Il capo dello Stato è consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda", così Mancino, riferendosi al caso del magistrato della sentenza Fininvest-Cir. Il Csm bacchetta il premier e il video trasmesso su Canale 5”

E, sempre dall’Ansa di oggi, sulle 11 mila minacce a Berlusconi? Ecco cosa scrive la nostra maggiore agenzia di informazione: nulla!

Lasciamo perdere l’Ansa e veniamo a Napolitano. Avrò scritto non so quante volte le sue affermazioni sui carrarmati russi che entravano a Budapest quali “portatori di libertà!”. Avrò scritto che chi ha sbagliato per tutta una vita significa che lui è sbagliato “dentro” anche se fuori può apparire diverso. Avrò scritto non so quante volte che è stato eletto da gente che non è neppure più rappresentata in Parlamento e quindi dovrebbe andarsene assieme a loro.

Ma c’era sempre chi credeva alla ultima maschera che si era messa sul viso, del buon padre di famiglia. Ora gli è caduta anche quella.

Promozione per Mesiano da parte del “suo” CSM per la indipendenza e la correttezza professionale, concessione a nostre spese dell’auto blu ed ora una mozione di “difesa” di Mesiano perché le riprese di Canale5 sono “inquietanti” e Napolitano è “preoccupato”.

Ciò che mi stupisce in personaggi come Napolitano e Mancino è il senso della mancanza del ridicolo. Di una cosa devo dare atto, lealmente a Napolitano. Quando è andato in vacanza in Campania, lui è andato a Capri. Napoli è stata ripulita, ma Napolitano è uno che ha fiuto (non solo politico), e credo che nel suo intimo così altero e nobile, lui in fondo disprezzi i suoi concittadini che forse, un pochino, puzzano ancora. Ma la maschera che gli è caduta, presto o tardi dovrà raccattarla. Dall’immondizia, naturalmente, che nella sua vita non è mai mancata.