
Ripeto un concetto semplice da verificare: la stampa inglese, quella spagnola ed altri giornali americani hanno da tempo “sposato” e facendo da megafoni per la campagna che Repubblica, per conto del suo editore De Benedetti ha intrapreso contro il premier Silvio Berlusconi. De Benedetti si è già scontrato con Berlusconi, uscendone sconfitto. Ultimamente ha lasciato la guida delle sue imprese tenendo per sé solo il quotidiano La Repubblica con la sua galassia di giornaletti locali. Il motivo è semplice, vale a dire usare La Repubblica come giornale-partito contro l’odiato nemico.
Intendiamoci, come tutti i potenti anche Silvio Berlusconi ha i suoi bravi nemici. Tra questi spicca Rupert Murdoch proprietario di Sky Tv e di un impero di media impressionante: il suo gruppo editoriale raggiunge ogni giorno circa 4,7 miliardi di persone, i 3/4 della popolazione globale. Visto così, il “matrimonio” tra Murdoch ed il più modesto De Benedetti, era praticamente inevitabile. Anche se tra i due corre una differenza rilevante, non solo in termini di importanza e di dimensione, ma nella loro stessa storia. Murdoch è un vincente nato, così come De Benedetti è – all’opposto - un perdente fisso e la sua bestia nera si chiama Berlusconi.
Il meccanismo è semplice. Repubblica pubblica intercettazioni che vedono il premier italiano protagonista di scandali inesistenti e gonfiati ad arte, ma che gli italiani hanno rifiutato confermando voti e fiducia a Berlusconi. La battaglia di Repubblica coinvolge prima la stampa spagnola che risulta ovviamente poco influente, essendo un Paese di secondo piano sulla scena internazionale. Poi trova la sponda nella stampa inglese, la cui storia è costellata di brutte figure che vanno dal buffo al grottesco. Il meccanismo, ridicolo da descrivere, all'inizio provoca tuttavia non pochi imbarazzi all’immagine di Berlusconi. Ecco come funziona: Repubblica pubblica un articolo, alcuni giornali inglesi riprendono le notizie come fossero proprie, dopo di che Repubblica titola trionfante “La stampa inglese attacca Berlusconi!”.
Alla sinistra italiana che contava solo su magistrati italiani compiacenti non pare vero di poter avere al suo fianco Carlo De Benedetti ed il gigante Rupert Murdoch. Massimo D’Alema esponente di spicco della sinistra più fallimentare dichiarava pochi giorni fa: “Per il G8 ci sarà una scossa. Teniamoci pronti a riprendere il timone del Paese perché gli esiti sono imprevedibili”
Ed arriviamo ad oggi. Il G8 è un successo mondiale. D'Alema si rimangia le affermazioni sulla "scossa" che è mancata ed anzi lui stesso è apparso un po' scosso. I giornali inglesi hanno rimediato una figuraccia a livello planetario e fanno retromarcia come ha già fatto il piccolo Guardian. E Rupert Murdoch trascinato in questa brutta storia dal perdente De Benedetti? Lascio la parola alle agenzie che riportano “Intercettazioni illegali ai telefoni dei vip. Il gruppo editoriale che fa capo a Rupert Murdoch ha pagato oltre un milione e duecento mila euro in patteggiamenti extragiudiziali. Il pagamento è stato fatto per "appianare cause legali che minacciavano di rivelare le prove di ripetuti coinvolgimenti di giornalisti del gruppo nell’uso di metodi criminosi per ottenere informazioni" su personalità note della politica, dello spettacolo e dello sport”. Una brutta storia che è solo all’inizio e vede implicati grandi giornali e personalità del mondo politico inglese. De Benedetti, che quanto a disavventure giudiziarie è un navigato, è riuscito nella sua ultima battaglia a Berlusconi a realizzare un vero record: affondare la stampa inglese con il suo morente prestigio.
Qualcuno ha scritto “Non si è mai troppo prudenti nella scelta dei propri nemici”. Per Rupert Murdoch, dopo aver creduto ai diari di Hitler, avere affiancato il perdente Carlo De Benedetti che ha incrinato la credibilità di giornali del calibro del mitico Times, proprio non ci voleva. Berlusconi non ha mai risposto loro, con una indifferenza che ha il retrogusto dolce del disprezzo. Ma è stata solo l’ennesima battaglia. Forse potrebbe essere il momento giusto per andare in guerra!
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