giovedì 5 novembre 2009

Una donna sciccosa


Letto qualche tempo fa su un forum di sinistra, ma ammetto che poteva accadere su un forum di qualunque altra area politica, non è questo il punto: era su quel forum, di sinistra, tutto qui. Femministe a gogò, livello culturale non straordinario ma con squarci di mentalità corrente invece molto interessanti. Qualcuna davvero intelligente, altre piene di buonsenso, qualcuna incespicava sul lessico, ma diceva cose condivisibili e con saggezza contadina.

Poi, come nelle balere e come nei forum, appare sempre la star, quella che dà una lezione a tutte le altre. Dopo le opportune critiche alle altre partecipanti, ha esposto il suo caso. Le parole non sono le stesse, ma il senso è questo:

“Sono andata a cena con il mio ragazzo. Persona deliziosa, gentile, intelligente, lavora in banca che di questi tempi non è male. Il ristorante di buon livello, anzi di lusso. Tutto bene. Poi il fattaccio. Lui si scusa e va in bagno. Torna dopo poco: inorridita osservo che non ha le mani umide e quindi non si è lavato le mani “. Richiamo l’attenzione sul mio gentile lettore nel fare osservare che “lui torna dopo poco” quindi, scusandomi dell’argomento non esaltante, lui avrà fatto qualcosa di rapido, no? Bene. Lei, scrive poi di essere rimasta disgustata, non l’ha più visto con gli stessi occhi, ed in seguito si sono poi lasciati.

Questa la conclusione della sciccosa forumista. Ma le cose nella vita non sono mai semplici come ritengono gli stupidi, categoria alla quale la sciccosa femminista appartiene di buon diritto. A volte è più complicata.

Al bar, un mio vecchio amico mi ha divertito con una storia come solo si può fare tra amici d’infanzia, che poteva sembrare simile. Lui è medico ricercatore e la sua attuale moglie è una sua collega. “Io quando sono nervoso, assieme al cibo ingoio aria. Che ci posso fare? Essere a cena per la prima volta con la donna della mia vita mi ha agitato comprensibilmente. Anch’io ad un certo punto, mentre eravamo al ristorante, ho chiesto scusa, sono andato in bagno, ho tirato una “ghega” pazzesca come dicono ferraresi e romagnoli, ho aspettato qualche istante per ovvi motivi e poi sono tornato al tavolo. Fu una serata bellissima”

Mi scuso coi miei sparuti lettori per questa nota di costume un po’ inusuale. Una volta scrivere un pezzo come questo mi avrebbe inorridito. Ora, quando leggo il giornale, guardo la Tv o ascolto la radio, sento di peggio. Tuttavia, vi chiedo scusa lo stesso, ma spero che possa esservi utile e serva a non giudicare sempre con superficialità o peggio con cattiveria. Potreste sbagliare, no?

mercoledì 21 ottobre 2009

Napolitano ha gettato la maschera



I fatti sono questi.

Come sapete quando nacquero le Brigate Rosse, cominciarono ad apparire scritte sui muri di mezza Italia dove si minacciavano di morte gli avversari politici, perché allora era l’unico mezzo di comunicazione. Poi, li uccisero davvero, a cominciare da Moro.

Oggi c’è Internet, dove 11 mila aspiranti killer dichiarano “Dobbiamo uccidere il premier”. Dopo i folli proclami del giovane esponente del Pd, su Facebook si inneggia ”Il suo assassino sarà un eroe”.

Questi i fatti di oggi, 21 ottobre 2009.

In questa situazione ci si sarebbe aspettato che Giorgio Napolitano, che al momento del suo insediamento giurò “sarò il presidente di tutti gli italiani!” non dico che difendesse Berlusconi, dio me ne guardi. Non dico che avesse parole di biasimo per chi scrive “Tagliategli le palpebre e pisciategli negli occhi”. No. Ma almeno un piccolo invito a moderare i toni, con quel suo incedere catatonico, da Napolitano me lo sarei aspettato. Perché Napolitano forse è un po’ frollato, ma è ancora attento a ciò che avviene in Italia. Infatti non ha fatto mancare il suo preciso intervento.

Restiamo ai fatti.

Dall’Ansa di oggi: “Il capo dello Stato è consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda", così Mancino, riferendosi al caso del magistrato della sentenza Fininvest-Cir. Il Csm bacchetta il premier e il video trasmesso su Canale 5”

E, sempre dall’Ansa di oggi, sulle 11 mila minacce a Berlusconi? Ecco cosa scrive la nostra maggiore agenzia di informazione: nulla!

Lasciamo perdere l’Ansa e veniamo a Napolitano. Avrò scritto non so quante volte le sue affermazioni sui carrarmati russi che entravano a Budapest quali “portatori di libertà!”. Avrò scritto che chi ha sbagliato per tutta una vita significa che lui è sbagliato “dentro” anche se fuori può apparire diverso. Avrò scritto non so quante volte che è stato eletto da gente che non è neppure più rappresentata in Parlamento e quindi dovrebbe andarsene assieme a loro.

Ma c’era sempre chi credeva alla ultima maschera che si era messa sul viso, del buon padre di famiglia. Ora gli è caduta anche quella.

Promozione per Mesiano da parte del “suo” CSM per la indipendenza e la correttezza professionale, concessione a nostre spese dell’auto blu ed ora una mozione di “difesa” di Mesiano perché le riprese di Canale5 sono “inquietanti” e Napolitano è “preoccupato”.

Ciò che mi stupisce in personaggi come Napolitano e Mancino è il senso della mancanza del ridicolo. Di una cosa devo dare atto, lealmente a Napolitano. Quando è andato in vacanza in Campania, lui è andato a Capri. Napoli è stata ripulita, ma Napolitano è uno che ha fiuto (non solo politico), e credo che nel suo intimo così altero e nobile, lui in fondo disprezzi i suoi concittadini che forse, un pochino, puzzano ancora. Ma la maschera che gli è caduta, presto o tardi dovrà raccattarla. Dall’immondizia, naturalmente, che nella sua vita non è mai mancata.

mercoledì 14 ottobre 2009

Lodo Mondadori, il Csm promuove il giudice Mesiano


Il Csm promuove il piccolo magistrato da 750 milioni di euro. Il Csm, l’organismo presieduto dal cinghialone Nicola Mancino, ha promosso al massimo grado Raimondo Mesiano del tribunale civile di Milano, che pur emettendo una sentenza stravagante a carico di Fininvest per un risarcimento record di 750 milioni di euro, è rimasto quello che era: nessuno.
Ma ecco la notizia del “Corriere”.

Milano - Con una delibera, che ne sottolinea «indipendenza, imparzialità ed equilibrio», il plenum del Csm ha dato una promozione a Raimondo Mesiano, il giudice del tribunale civile di Milano che ha condannato la Fininvest al risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori. Una sentenza che è stata pesantemente contestata sia dal presidente del consiglio, che l'ha definita un'enormità giuridica, sia dai capigruppo del Pdl a Camera e Senato che hanno parlato di «disegno eversivo».

LA PROMOZIONE -Il plenum di Palazzo dei Marescialli ha riconosciuto a Mesiano il massimo grado raggiungibile da un magistrato nella sua carriera, sancendo il superamento da parte sua della settima valutazione di professionalità. Un provvedimento motivato da «indipendenza, imparzialità ed equilibrio» e anche da «capacità, laboriosità, diligenza ed impegno dimostrati» da Mesiano nell'esercizio delle sue funzioni. La promozione è passata all'unanimità e senza nessuna discussione ed era inserita in un ordine del giorno speciale. Il provvedimento è retroattivo, visto che il riconoscimento decorre dal 13 maggio del 2008 e comporterà per il magistrato un aumento di stipendio oltre alla possibilità di concorrere per incarichi che sinora gli erano preclusi. Intanto martedì prossimo la Prima Commissione aprirà una pratica a tutela di Mesiano, dopo gli attacchi ricevuti per la sentenza sul Lodo Mondadori. Corriere della Sera)

Il presidente del Csm è Napolitano, quello dei carrarmati sovietici che portavano la libertà ai riottosi ungheresi. Il suo vice è Nicola Mancino, quello invece che non ricorda nemmeno se pochi giorni prima di saltare in aria incontrò Paolo Borsellino oppure no. Di Pietro fuggì in Sudamerica con documenti falsi ma anche lui non ricorda se prima o dopo che Borsellino saltasse per aria.

Nessuno sembra ricordare nulla. Questi magistrati non smetteranno mai di inquinare la vita politica del nostro Paese. A meno che…

martedì 13 ottobre 2009

La sinistra non uscirà dalla crisi. Ecco perché.


Alla convention i tre candidati alla segreteria della sinistra hanno esordito nel nulla più desolante. Ognuno per conto proprio, pensando a sé stessi senza nemmeno tentare di ipotizzare o proporre una prospettiva qualsiasi di cosa vogliano fare a favore della collettività. La cosa che sbalordisce è che sembrano non domandarsi nemmeno per quale motivo una parte della collettività dovrebbe poi votarli per consentire loro di farsi gli affari propri. Dopo aver esordito nel vuoto più assoluto, si sono insultati a vicenda. D’Alema ha ricordato col suo modo pungente che Franceschini per vedere la sua foto sui giornali è costretto ad insultare e Franceschini gli ha risposto a stretto giro di posta che D’Alema è rimasto il solito vetero-comunista. Tutte queste affermazioni sono vere, come sappiamo, ma non sappiamo invece quanto siano utili alla costruzione della nuova coalizione politica. Bersani dal canto suo propone una novità: ritornare indietro e rifare il già fallito “Ulivo”!

Resta da chiedersi il perché quelli che sono pur sempre i resti di una macchina che vantava una grande organizzazione, ora giri a vuoto in un modo che stupisce persino gli osservatori politici più incalliti.

La verità è che la presenza nello scenario politico della sinistra è finito stritolato da due protagonisti formidabili. Da una parte Repubblica, che è stato un grande giornale d’opinione prima di finire nelle mani di De Benedetti, che lo ha trasformato in un giornale-partito che persegue solo uno scopo: la copertura politica degli affari finanziari di De Benedetti. Questo fa sì che gli interessi della sinistra politica e dell’Italia stessa vengano gravemente compromessi quando non sono funzionali agli interessi economico-finanziari di De Benedetti.

Dall’altro lato sta una parte della magistratura che svolge anch’essa la sua battaglia, con una opera revanscista che si rifà in larga parte alla visione di una sinistra forcaiola, interpretata da magistrati che quando hanno modo di esternare il loro pensiero nel corso dei loro periodici convegni denunciano seri problemi culturali, quando non sfociano in teorie stravaganti nella migliore delle ipotesi. Inutile fare esempi, la cronaca ce ne fornisce ampiamente ogni giorno: quante volte vi siete indignati per sentenze demenziali?

La sinistra dei Bersani, dei Franceschini e di D’Alema non ha alcuna possibilità di rientrare da protagonisti nel grande gioco politico, con una sinistra che ha vissuto momenti importanti nella vita del Paese. Repubblica e la pletora di giornaletti locali ad essa collegati ed i rapporti con Murdoch, il più grande editore a livello mondiale, tracciano il solco dal quale nessuno ha la forza di uscire. La magistratura stessa gioca la sua partita, preferendo se del caso Repubblica e De Benedetti come referenti, per garantirsi la luce dei riflettori dell’informazione e per banale esibizionismo, forti del fatto che se c’è riuscito un mediocre come Di Pietro, la cosa è accessibile a chiunque.

Se questo assunto è corretto, e temo che lo sia, col senno del poi appare ridicolo, se non tragico, per la sinistra italiana aver ceduto a Repubblica ed ai magistrati rossi il compito di difendere gli interessi legittimi di una forza politica un giorno gloriosa. Il risultato sotto gli occhi di tutti è una lenta sparizione ed all’orizzonte non si vede una nuova opposizione che possa prenderne il posto. Una prospettiva, come si vede, poco confortante anche per la maggioranza che governerebbe meglio con una opposizione intelligente. Un antico proverbio cinese recita “Tutti spingono un recinto in rovina”. Una grande verità, purtroppo.

sabato 10 ottobre 2009

Le critiche al Corriere. Una risposta.



Oggi Flebuccio De Bortoli dedica una inusuale risposta a Berlusconi, che ha il vago sapore di amico tradito che si lamenta del trattamento ricevuto. Naturalmente le cose non stanno così e le critiche di Berlusconi sono sacrosante. Ma andiamo per ordine. Ecco cosa scrive De Bortoli.

Non sappiamo che cos’abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere . Non gli piaceva il fondo di Ernesto Galli della Loggia che pur stigmatizzando (e ci mancherebbe...) le espressioni da lui usate contro il presidente della Repubblica, riconosceva una serie di meriti all’azione del governo? Non credo. Non gli andava il corsivo di Pierluigi Battista che smentiva la vulgata di sinistra dell’esistenza di un regime con la sua impronta? Impensabile.
Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza. Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni. Ci sforziamo di trovare, nel dibattito quotidiano, più le ragioni per unire questo Paese, anziché dividerlo, più i motivi per sostenerlo anziché colpirlo.
Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. (…)



Che il Corriere non vesta la divisa di Mediobanca, Fiat, di Montezemolo, Pesenti, Della Valle e così via, elencando le venti famiglie che da sempre vivono sui privilegi non di rado parassitari di cui godono in Italia, è cosa che muove al sorriso. Amaro. Tra questi non c’è mai stato Berlusconi e questo è significativo.

Io non voglio ripetermi ed ho già scritto cosa ne penso di De Bortoli e del Corriere in tempi non sospetti: (Clicca qui) oppure (Clicca qui) e non ho alcun motivo per cambiare idea, almeno per ora. La storia del Corriere è prestigiosa, ma da tempo non sa di bucato.

La verità forse sta altrove e questo spiega il cambiamento di rotta – perché è di questo che si tratta – da parte del Corriere per tre motivi: A) Montezemolo con la sua fondazione “Italia Futura” ha voluto sondare il terreno per una discesa in politica e la risposta è stata chiara: finirai distrutto e sarà un insuccesso. B) Il Corriere di De Bortoli (come ho scritto e dimostrato) ha dato inizio al linciaggio di Berlusconi, poi è stato sorpassato da Repubblica il cui prestigio attuale però lo si riassume nel soprannome di “Repubblica2000”. Il Corriere si è defilato in tempo, ma tardi per i gusti di Silvio. C) Infine una nota tecnica. Sul sito Corriere.it i giochini sono noti. Su alcuni articoli più pregnanti non sono “ammessi commenti” mentre le risposte dei lettori per gli altri articoli sono equamente distribuiti: scegliendo chi è meno dotato, specie a destra. Insomma, non disturbate il manovratore, di vecchia, vecchissima memoria.

Flebuccio De Bortoli quindi si astenga dal dare lezioni a Berlusconi. Se ne avesse avuto le capacità, anziché criticarlo lui sarebbe al posto di Berlusconi. Il contrario è semplice: Berlusconi dal canto suo sarebbe perfettamente in grado di portare a livelli più alti il Corriere. Gli basterebbe poco, anche solo la sua presenza. Al contrario di Flebuccio De Bortoli che, come ha scritto qualcuno “La sua presenza mai sarà all'altezza della sua assenza”.

lunedì 5 ottobre 2009

Un piccolo magistrato chiede 750 milioni a Berlusconi



Tutto era pronto, nel 1994. La Dc non esisteva più, Craxi fuggiva, tutti i gangli dello stato erano saldamente in mani comuniste: giornali, Rai, scuola, magistratura, sanità, pubblica amministrazione, amministrazioni locali e persino centri sociali e la piazza erano pronti a fare di un solo boccone dell’Italia. Ma…

Silvio Berlusconi si intraversò e nel suo stile, calmo e placido come il Piave mormorò “Non passa il comunismo!”. Furono risate, sfottò, il “partito di plastica”, lui è piccolo di statura, caimano, dittatore, mafioso, puttaniere, conflitti d’interesse, ha tutti i giornali dalla sua parte e chi più ne ha più ne metta. Insomma come dice lo slogan della Rai “Di tutto, di più” ed infatti lui glielo mise nell’analogo “Di tutto, di più”

Da allora hanno provato di tutto. Manifestazioni di piazza, campagne stampa denigratorie, pagine comprate sui principali giornali stranieri per sputtanare l’Italia, gruppi editoriali massicciamente schierati, minacce dei grandi industriali e dei banchieri. Tutto inutile: i consensi anziché calare, sono in crescita.

Oggi l’ultima bordata. Uno sconosciuto magistrato, un tabagista passacarte, si scrive la sentenza da solo e stabilisce – badate bene – che la Fininvest deve pagare al Gruppo De Benedetti la cifra record di 750 milioni di euro (1.500 miliardi delle vecchie lire!). Un risarcimento demenziale (il più alto nella storia d’Italia) basandosi su un principio che non esiste nemmeno nella giurisprudenza perché non presente nel nostro codice. Il tribunale di Milano, infatti, ha condannato Fininvest al risarcimento di 750 milioni di euro come ristoro per la “perdita presunta” subita dal gruppo di De Benedetti, vale a dire per una ipotesi puramente fantasiosa di “perdita di chances” e non, ad esempio, per aver fatto cessare un lucro in corso di guadagno e quindi valutabile. Condanna quindi a morte la Finivest per una sua stravagante valutazione di danno ipotetica e quindi non dimostrabile.

Inutile dire che il passacarte, che ha emesso tale sentenza, pur essendo già trasferito da tempo ad altro incarico, ha trattenuto questa pratica a cui si sentiva legato forse per un motivo affettivo e sentimentale, e ha depositato la sentenza di sabato mattina e dopo aver convocato un cancelliere in una giornata di riposo, giornata che nel frattempo vedeva bandiere rosse e figuri vocianti in Piazza del Popolo a Roma contro Berlusconi, emettendo una sentenza con effetto immediato e l’avvertenza “sia resa pubblica. Se aspirava alla notorietà, resterà deluso: nessuno sa chi sia. Io non ne pubblico il nome, che felicemente non ricordo.

Non so come finirà. Ma se si mandassero a spasso i 50mila dipendenti Mediaset di cui molti sfilavano in piazza con le bandiere rosse, mi spiacerebbe, ma non mi dispererei. E non pensino “Verrà qualcuno che prenderà il posto di Berlusconi”. L’unico sarebbe De Benedetti, il cui impero, non a caso, sta fallendo.

E se ci fossero elezioni anticipate? La sinistra rischia di vedere soddisfatta finalmente la sua sete inesausta: la sua scomparsa con il fallimento definitivo, per banale vocazione al fallimento dei suoi fallimentari conducatores. Il più intelligente ed acculturato a sinistra, la vera opposizione è attualmente Di Pietro: che dire di più?

domenica 4 ottobre 2009

Qualcuno volò sul nido del cuculo


Ve lo ricordate il film “Qualcuno volò sul nido del cuculo?”. Ma certo che ve lo ricordate! Il film di Miloš Forman il quale cerca di capire la linea di demarcazione che separa il mondo della normalità da quello della follia. Nel film, la pazzia è vista come un "non luogo", come un qualcosa che il protagonista ha dentro di sé e vuole portar fuori, quasi a voler dire che in fondo una certa dose di pazzia è insita in ogni uomo, anche in chi non viene ricoverato in manicomio.

Quindi, se la tesi di Miloš Forman fosse giusta, molti pazzi o affetti da idiotismo sarebbero tra noi, in ogni settore dell’attività umana: magistrati, docenti, politici, giornalisti e così via sino a semplici idraulici.

Ora, lasciamo perdere gli idraulici per comodità di spazio ed occupiamoci dei magistrati, ad esempio.

Eccone uno tra migliaia: “Barista, un bicchiere d'acqya, per fovore! Il barista prende dal bancone una bottiglia con l'etichetta di una notissima acqua minerale e ne riempie il bicchiere, ma, al primo sorso, il cliente si accorge che qualcosa in quell' acqua non va e, da immediate verifiche, si scopre che il liquido versato era detersivo per lavastoviglie. Contestato al barista il reato di commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate». Il barista se la cava. In pratica: «Se ti cade qualche goccia di liquido per lavastoviglie nell'acqua minerale. allora sei responsabile per colpa di adulterazione di sostanze alimentari; ma se, invece, servi liquido per lavastoviglie puro, non commetti nessuno dei reati sopra indicati».

Ovvio che chi ha emesso questa sentenza dovrebbe essere internato, invece farà carriera e chi lo pagherà – indovinate chi? - saremo tutti noi! Non è fantastico?

A proposito di pagare. La procura milanese, quella che ha la Bokkassini al cui collaboratore è caduto un cd con prove giudiziarie irripetibili e si è rotto (ahahah!). Procura che vantava l’indipendente Gerardo D’Ambrosio ora deputato Pd, Saverio Borrelli con le sue crisi isteriche e con la loro punta di diamante, il più intelligente, quello che ha fatto più carriera, il più acculturato, in arte Tonino Di Pietro che oggi snobba Berlusconi e dà del mafioso nientemeno che a Giorgio Napolitano facendosi battere sul tempo dal suo socio in affari De Magistris: anche lui ha accusato di mafiosità il presidente della Repubblica!

Ebbene tra questi saltimbanchi della magistratura c’è anche chi ieri ha intimato a Mediaset di versare all’ex detenuto nelle patrie galere Carlo De Benedetti, la modica cifra di 750 milioni di euro! Trattandosi di una sciocchezza, non prestandosi più il Corriere della Sera, i cui eredi del defunto editore devono giustificare due miliardi di euro nascosti in Svizzera, a mandare avvisi di garanzia a mezzo stampa come ai bei tempo e trattandosi di una cosa modesta, hanno spedito una semplice e-mail a Mediaset notificandogli questa pinzillacchera!

Naturalmente spiace vedere Berlusconi al centro della lotta dei poteri occulti di sinistra che si erano infiltrati di soppiatto nella magistratura, nella scuola, nella pubblica amministrazione, nella sanità, nei mezzi di informazione e che vistisi scoperti sono impazziti e da qui l’accanimento nei suoi confronti. Forse tra anni, in ritardo come sempre, gli italiani capiranno da cosa ci ha salvato Berlusconi.

Particolari curiosi: il film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” fu girato in un vero ospedale psichiatrico. Anche la vicenda del loro Mondadori si svolge in una autentica procura, quella di Milano.

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