
Il sorriso è una componente straordinaria di un uomo, la cui forza forse non è ben conosciuta. Lo diceva Madre Teresa di Calcutta: “Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso”. Io sono d’accordo. Lo sa bene chi fa il benzinaio, il pizzaiolo, il commesso, il rappresentante di commercio e farei notte ad elencare le categorie a cui il sorriso farebbe tanto bene persino ai loro affari, ma che spesso non usano anche se non costa nulla, sbagliando. Ci sono anche sorrisi straordinari, indimenticabili. Chi non si è commosso ai sorrisi dei bambini di Haiti, che pure avevano perso tutto?
Il sorriso dunque panacea di tutti i mali? Non proprio, purtroppo. Ad esempio un anonimo ha scritto “Credo che si dovrebbero pagare le tasse con un sorriso. Io ci ho provato, ma loro volevano i soldi”. Ma io intendo parlare dell’arma del sorriso in politica. E qui la cosa si complica.
Nella Prima Repubblica sorridere era forse considerata una stravaganza, a cui certo non indugiavano Moro o Berlinguer, tanto per dire. Forse chi sorrideva di più era Fanfani, anche se francamente mi sfugge cosa avesse da ridere dopo quello che gli aveva fatto la natura. Insomma, sorridere in quegli anni, nei quali parlare di “membro del Consiglio” era considerato disdicevole non tanto per il Consiglio quanto per quell’ambiguo “membro” non era una sgambata.
L’ingresso trionfale del sorriso in politica, assieme a tante altre innovazioni nella comunicazione, lo si deve indiscutibilmente a Silvio Berlusconi. “Digiamolo” come direbbe ‘Gnazio La Russa, il sorriso è l’immagine stessa di Berlusconi. Nelle foto della sua carriera, nelle vignette satiriche delle migliori “matite” sino al mitico Giannelli, il sorriso è sempre l’imprinting che lo distingue. Soprattutto nelle foto perché proprio lui che ha creato la televisione commerciale sa che le immagini televisive evaporano, le foto restano. Ricordo che alla vigilia delle trionfali elezioni del ’94 dissi ad una amico di sinistra “Berlusconi vincerà e ti sorriderà coi suoi 38 denti (sei più della norma…) da tutti i canali televisivi!”. Ebbene, questa immagine di Berlusconi sorridente da ogni dove, sembrò atterrirlo più della immane sconfitta. Non potevano mancare le critiche: “Sorride sempre, mettendo in mostra denti perfetti. Con quel sorriso sottolinea la promessa di un epilogo felice, di un sogno nel quale ognuno di noi si può identificare, testimoni del suo successo sociale, economico e politico”. Che altro si può pretendere da un semplice sorriso?
Concludendo, gli inesperti credono che sorridere sia una cosa facile. Niente di più falso! Dal sorriso al ghigno c’è soltanto un passo. Il sorriso di Prodi ad esempio sembrava un buco nero senza denti e conteneva già in sé la immane sconfitta biblica della sinistra. E se guardate le foto odierne di Bersani e Di Pietro al congresso dell’Idv mentre si sorridono, potete persino indovinare cosa pensano l’uno dell’altro: “Un vero buffone non può farsi beffe di un vero buffone. Uno dei due deve essere falso!”. Questo lo si intuisce dalle loro espressioni sorridenti, ma non chiedetemi quale dei due è quello falso: questo non l’ho capito!




