mercoledì 5 dicembre 2007

Provaci ancora, Fausto!



E’ questo il titolo provocatorio che il Giornale della famiglia Berlusconi propone in prima pagina.

I miei pochi lettori noteranno che in un passato molto prossimo, ho avuto parole di fuoco per Bertinotti. Sarò sincero, non mi piaceva il nuovo tono spocchioso che aveva assunto e l’atteggiamento con il fondoschiena in fuori di “scuola napoletana” mentre montava sull’auto blindatissima e, da quelli che lui avrebbe chiamato “lavoratori”, che gli aprivano la portiera, ossequiosi.

Avevo poi avuto parole di stima e ammirazione per il vecchio padre, ex macchinista delle FS e per il fratello Ferruccio ferroviere, oggi in pensione. Critiche invece per aspetti che appaiono secondari, ma non lo sono, quando per farsi curare è andato in una clinica a Montecarlo. Credo che il papà ed il fratello non se lo potrebbero permettere, Senza il suo aiuto, si capisce.

Insomma, la sirena del potere, sostenevo, aveva sedotto anche lui.

Se si va a vedere nelle pieghe dell’operato del governo Prodi, una cosa è certa: ha fatto molto per statali e per tante categorie diversissime, ma che hanno tuttavia tutte – senza eccezione alcuna – una cosa in comune: un lavoro e quindi perfettamente identificabili e quindi potenziali votanti.

Io, da liberale, ricordavo un Bertinotti diverso. Un Bertinotti che lottava invece per i più dimenticati, per i più poveri, per coloro a cui negavano ogni diritto, rinnegati dalla società al punto che nemmeno si sapeva chi erano. Ma lui lottava per loro, anche se non poteva sapere se votavano e se votavano per lui. Questo era il Bertinotti che mi piaceva.

Quello seduto sulla poltrona dorata e vagamente kitsch della Camera, non mi piaceva più.

Perché lui è comunista e tu sei liberale, direte. Non è solo questo. Don Piatt amava dire “La grandezza di un uomo si può misurare dai suoi nemici”. Ed ultimamente i nemici di Bertinotti erano inesistenti o di uno squallore pazzesco.

Poi in questi giorni, lui con un moto d’orgoglio, se ne esce a modo suo e citando Flaiano dice “Con il massimo rispetto, in carica c’è il migliore dei premier morenti!”. Apriti cielo!

Non bastasse e prendendomi in contropiede, anche se forse non mi ha letto, aggiunge “Mio padre diceva: quando le cose sono finite bisogna prenderne atto.”

Gli operai hanno aggiunto “Basta guardare le nostre buste paga per capire che la sinistra ha fallito. Questo capitolo va chiuso”.

Io nono so cosa succederà ora e con tutto il rispetto della dichiarazione di Prodi che al solito dice “Va tutto bene, avanti così” come pure delle minacce di crisi di Mastella, non me ne può fregare di meno. Dopo averle lette centinaia di volte, sono parole logore come chi le dice. Non è questo il punto.

Oggi riconosco Bertinotti. Perché sei liberale e affonda Prodi, vero? dirà qualcuno.

Non è così semplice e cerco di spiegarlo con un paragone calcistico: persino l’Inter se giocasse una squadretta parrocchiale, giocherebbe in modo mediocre, con undici avversari che rincorrono il pallone calciando tutto ciò che incontrano. Se avete capito il mio esempio, Bertinotti era un avversario di tutto rispetto. Prodi, per convinzione unanime, di rispetto non ne merita neppure una punta dell’unghia.

Conclusione. Temo che Bertinotti, del quale non condivido nulla, ma al quale portavo rispetto, si sia stancato di sostenere balle pazzesche per pura propaganda politica ed è uno che, quando si stanca si stanca davvero. Nulla di nuovo. Un tizio affermava che “La propaganda non deve servire la verità, specialmente perché questa potrebbe favorire l'avversario”. Quel tizio si chiamava Adolf Hitler e per la verità non ha avuto molta fortuna.

Ridatemi il mio avversario! Ridatemi il “mio” Bertinotti! In fondo, anche se avversario, avrò pure qualche diritto, no?

martedì 4 dicembre 2007

In Italia, vince chi perde!


La politica italiana deve essere ridotta davvero, non dico alla frutta ma persino all’ammazza-caffè se un modesto osservatore politico come me non sbaglia più una previsione. Ricostruiamo lo scenario. Veltroni con una votazione al cui confronto quella di Putin fa scappare da ridere, viene eletto leader indiscusso del Partito Democratico (PD). Berlusconi, preso da entusiasmo come talvolta gli accade, pensiona rapidamente la Casa delle Libertà ed inaugura il nuovo “Partito delle Libertà”. Naturalmente, essendo il mondo politico ridotto ad un suk con gente che urla vantando la propria merce in una confusione totale al cui confronto quelle delle proposte telefoniche appare essere una Stella Polare, Veltroni viene eletto con il metodo “Putin” cioè puoi sceglie chi vuoi, basta che sia Veltroni. Berlusconi non essendo un politico nel vero senso della parola (e temo che non lo diventerà mai perché odia i politici e tutto quello che li riguarda…) non perde tempo in finzioni e si fa un partito per conto suo: il “Partito delle Libertà

I due si incontrano e pur con una visione opposta non solo della politica, ma anche della vita, decidono però che è ora che, chi raccoglie più voti, governi. Non è logico? Ditemelo voi. Eppure non è così semplice. Perché in Italia le cose non sono mai semplici. E perché in Italia se sei un assassino vai in Tv, se sei un Pm che va controcorrente vieni fottuto e perché, in genere, il male e la sfiga (chiedo scusa…) trovano qui più estimatori che in Irak e Afghanistan, tanto per dire.

Infatti il progetto di Veltroni e Berlusconi che, giova ricordarlo, è all’insegna del “chi è migliore poi vince” trova un nemico proprio in campo opposto. Opposto a tutti e due, intendo. Gli sfigati (di nuovo scusa…). I piccoli partiti, quelli votati da pochi, quelli che nessuna maggioranza degli italiani vuole e che non vota, quelli ai cui vertici ci sono persone a non dir niente discutibili e non di rado folcloristici. Loro.

E qui ci avviciniamo alla conclusione. Voi direte: ma se sono così minoranza, chissenefrega? Voi potete dirlo, Prodi no. Se un Mastella (si può essere meno di un Mastella nella vita? Come dite? Bobo Craxi? Vabbè, ma è un caso, dai…!) minaccia Prodi di mandarlo a casa, Prodi sa che deve andarci. Ma basta anche un Di Pietro, ma che dico, persino una Bonino, un Boselli e forse persino l’ArciGay se gli tirasse quello che pensate voi ed anch’io, potrebbero creare difficoltà insormontabili. Come sarebbe a chi? Ma a Prodi e Veltroni, no?

Perché Prodi ha deciso di cavalcare (cavalcare l’Arcigay mi fa ridere, ma è una cosa seria…) questa Armata Brancaleone, ergersi a difensore di tutto quanto c’è di peggio nella politica italiana, contro Veltroni che pure è una sua creatura per non parlare del Silvio che, avanzo solo un’ipotesi, forse gli sta sugli zebedei? Perché è la sua ultima speranza e – mi sia concesso dirlo – la più degna per lui.

Non so come finirà. Ma credo che, comunque vada, sia la conclusione più giusta e scontata per Prodi. Non è mai stato nessuno e si è messo a capo dei nessuno. Lottare contro nessuno è una impresa che metterebbe in difficoltà chiunque e Prodi lo sa, per questo lotta. E’ giusto.

Margaret Mitchell diceva “La lotta è come lo champagne. Va alla testa dei vigliacchi come a quella degli eroi. Uno stupido qualsiasi può essere coraggioso sul campo di battaglia quando l'alternativa è tra essere coraggiosi o essere ammazzati.

A me ricorda molto Prodi. A voi no?

domenica 2 dicembre 2007

L'Armata Brancaleone all'attacco!


Il 1994, l’anno della discesa in campo di Berlusconi è considerato una specie di Muro di Berlino, ma in salsa italiana cioè pummarola e origano. In quell’anno, dopo che una magistratura non del tutto limpida e imparziale, visto che alcuni dei suoi massimi esponenti ora siedono in Parlamento nelle file della sinistra, avevano letteralmente demolito la classe dirigente democristiana e socialista e si apprestava a fare un boccone solo del potere politico italiano. Silvio Berlusconi scese in campo, deriso da tutti i professionisti della politica. Particolare curioso, a farlo oggetto di derisione non era solo la sinistra, il chè è comprensibile, ma persino Casini e Fini (rileggetevi le cronache di quei giorni…) che ostentavano il sorriso di superiorità dei professionisti della politica al parvenue Berlusconi. Il resto lo sapete. Berlusconi si intraversò e la sinistra non ha mai più conquistato “pienamente” il controllo del Paese ed anche oggi non riesce a governare.

Da allora è scattata da parte di tutto l’apparato di sinistra politico, economico e di interi apparati dello Stato, una campagna di delegittimazione dell’avversario, come è tradizione da quelle parti. Ebbene, persino la magistratura politicizzata, il Moloch che doveva demolire il Silvio, pur avendo fatto fuori la Democrazia Cristiana ed il Partito Socialista, non riuscì nell’impresa di demolire Berlusconi. Anzi, chi è finito per stracci è stato proprio il Pool Mani Pulite i cui resti nella procura di Milano sono ormai solo folcloristici, dopo aver dissipato capitali enormi in consulenze e rogatorie all’estero che nulla hanno prodotto.

Dal 1994 se si potessero raccogliere e stipare le campagne tese a delegittimare l’avversario che avevano funzionato così bene in passato, si farebbe concorrenza alle discariche napoletane. Ma stavolta non hanno funzionato. La sinistra aveva in mano tutto, ma non tutte le televisioni e restava fuori qualche giornale: uno scoglio rivelatosi insormontabile.
Ed in questo tentativo i generali si sono divisi, molti si erano tenuti per sé dei manipoli come piccole Armate Brancaleone Da Norcia . Ebbene, occorre riconoscere che nel teatrino della politica italiana sono stati loro, i veri, autentici protagonisti della politica degli ultimi anni. Sono stati loro a dettare l’agenda a Prodi, sono stati loro, novelli condottieri alla Brancaleone, ad indicare la strada disastrosa da percorrere, e sono stati loro ad ottenere in modo ingiusto, nei Tg, uno spazio uguale a quello di un partito come i Ds che per importanza li sovrastava tutti.

Ed ora sono sempre loro, i piccoli partitini, coi loro piccoli caporali, coi loro minuscoli elettorati, con le loro piccole visioni condivise solo da poche persone (altrimenti sarebbe grandi, no?) che stanno crollando e trascinando con sé tutto il sistema politico italiano. Una volta tanto, lo fanno alla grande!

Oggi, Veltroni è un uomo nuovo che si presenta di fronte al Cavaliere. Non è nuovo della politica, anzi. Ma non ha mai partecipato alla campagna di delegittimazione e criminalizzazione dell’avversario ed ha sempre preferito il dialogo. Ed il Cavaliere non ha mai avuto scontri di sorta con Veltroni. Loro possono parlarsi. Da grandi. E per l’Italia potrebbe iniziare davvero una nuova era, come è già avvenuto in tutti gli altri Paesi avanzati. Potrebbe.

Ma fuori i piccoli minacciano fuoco e fiamme. Chiamano a raccolta le loro piccole schiere e tutti insieme, fascisti e comunisti (scusate dimenticavo: ex. Non cambia nulla, sono sempre loro, stesse facce e stesse teste, è solo per correttezza…) cercheranno di bloccare il dialogo tra i grandi. Il motivo è il più banale che si conosca: un imbecille è un imbecille. Due milioni di imbecilli sono una forza politica.

Woody Allen ha detto: “Ci troviamo di fronte a un bivio: da una parte una strada che ci porta alla disfatta economica, dall’altra ci porta alla disperazione. Speriamo scelgano bene!”.

Spiace dover dire ai miei sparuti lettori che questo è l’unico messaggio di speranza che posso lasciarvi. E non guardatemi così: di tutto questo non è mica colpa mia, sapete?