
E’ questo il titolo provocatorio che il Giornale della famiglia Berlusconi propone in prima pagina.
I miei pochi lettori noteranno che in un passato molto prossimo, ho avuto parole di fuoco per Bertinotti. Sarò sincero, non mi piaceva il nuovo tono spocchioso che aveva assunto e l’atteggiamento con il fondoschiena in fuori di “scuola napoletana” mentre montava sull’auto blindatissima e, da quelli che lui avrebbe chiamato “lavoratori”, che gli aprivano la portiera, ossequiosi.
Avevo poi avuto parole di stima e ammirazione per il vecchio padre, ex macchinista delle FS e per il fratello Ferruccio ferroviere, oggi in pensione. Critiche invece per aspetti che appaiono secondari, ma non lo sono, quando per farsi curare è andato in una clinica a Montecarlo. Credo che il papà ed il fratello non se lo potrebbero permettere, Senza il suo aiuto, si capisce.
Insomma, la sirena del potere, sostenevo, aveva sedotto anche lui.
Se si va a vedere nelle pieghe dell’operato del governo Prodi, una cosa è certa: ha fatto molto per statali e per tante categorie diversissime, ma che hanno tuttavia tutte – senza eccezione alcuna – una cosa in comune: un lavoro e quindi perfettamente identificabili e quindi potenziali votanti.
Io, da liberale, ricordavo un Bertinotti diverso. Un Bertinotti che lottava invece per i più dimenticati, per i più poveri, per coloro a cui negavano ogni diritto, rinnegati dalla società al punto che nemmeno si sapeva chi erano. Ma lui lottava per loro, anche se non poteva sapere se votavano e se votavano per lui. Questo era il Bertinotti che mi piaceva.
Quello seduto sulla poltrona dorata e vagamente kitsch della Camera, non mi piaceva più.
Perché lui è comunista e tu sei liberale, direte. Non è solo questo. Don Piatt amava dire “La grandezza di un uomo si può misurare dai suoi nemici”. Ed ultimamente i nemici di Bertinotti erano inesistenti o di uno squallore pazzesco.
Poi in questi giorni, lui con un moto d’orgoglio, se ne esce a modo suo e citando Flaiano dice “Con il massimo rispetto, in carica c’è il migliore dei premier morenti!”. Apriti cielo!
Non bastasse e prendendomi in contropiede, anche se forse non mi ha letto, aggiunge “Mio padre diceva: quando le cose sono finite bisogna prenderne atto.”
Gli operai hanno aggiunto “Basta guardare le nostre buste paga per capire che la sinistra ha fallito. Questo capitolo va chiuso”.
Io nono so cosa succederà ora e con tutto il rispetto della dichiarazione di Prodi che al solito dice “Va tutto bene, avanti così” come pure delle minacce di crisi di Mastella, non me ne può fregare di meno. Dopo averle lette centinaia di volte, sono parole logore come chi le dice. Non è questo il punto.
Oggi riconosco Bertinotti. Perché sei liberale e affonda Prodi, vero? dirà qualcuno.
Non è così semplice e cerco di spiegarlo con un paragone calcistico: persino l’Inter se giocasse una squadretta parrocchiale, giocherebbe in modo mediocre, con undici avversari che rincorrono il pallone calciando tutto ciò che incontrano. Se avete capito il mio esempio, Bertinotti era un avversario di tutto rispetto. Prodi, per convinzione unanime, di rispetto non ne merita neppure una punta dell’unghia.
Conclusione. Temo che Bertinotti, del quale non condivido nulla, ma al quale portavo rispetto, si sia stancato di sostenere balle pazzesche per pura propaganda politica ed è uno che, quando si stanca si stanca davvero. Nulla di nuovo. Un tizio affermava che “La propaganda non deve servire la verità, specialmente perché questa potrebbe favorire l'avversario”. Quel tizio si chiamava Adolf Hitler e per la verità non ha avuto molta fortuna.
Ridatemi il mio avversario! Ridatemi il “mio” Bertinotti! In fondo, anche se avversario, avrò pure qualche diritto, no?


