sabato 30 maggio 2009

Corriere della Sera: Dio mio come è caduta in basso!


La notizia ormai la conoscete ed è data in vari modi. Scegliamo l’ANSA, sicuramente non filogovernativa. Eccola:

“La procura di Roma ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate lo scorso Capodanno a Villa Certosa, in Sardegna, durante la festa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alla quale avrebbero partecipato decine di ragazze tra cui Noemi Letizia. Il sequestro, che sarebbe eseguito in queste ore, è stato ordinato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Simona Maisto che hanno iscritto sul registro indagato per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu, autore delle foto e di un altro servizio relativo anche alla festa di Capodanno del 2008. Secondo quanto si è appreso a denunciare Zappadu è stato l'avvocato del premier Nicolò Ghedini. All'attenzione dei magistrati c'é in particolare una mail nella quale Zappadu, proponendo l'acquisto delle foto a Panorama per oltre un milione di euro, avrebbe spiegato al settimanale che c'era un'altra proposta di acquistare il fotoservizio da parte del settimanale Gente, circostanza falsa secondo i primi accertamenti e da qui l'accusa di tentata truffa. Le foto sarebbero state scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Un esposto è stato presentato da Berlusconi anche al Garante della Privacy”.


L’ANSA, nel momento in cui scriviamo, curiosamente ignora che il fotografo Antonello Zappadu si è reso irreperibile, dettaglio ritenuto forse poco importante.

Al Corriere della Sera è arrivato di recente Ferruccio De Bortoli al posto dell’ex di Potere Operaio Paolo Mieli. Mieli come ricorderete incespicò nel suo “fondo” dove invitava a votare per Romano Prodi, con l’esito che conosciamo. Ora è il turno di De Bortoli che, se possibile, supera persino il suo predecessore: lui si batte addirittura per Franceschini. E non ridete, è una cosa seria. Da quindici giorni pubblica intere pagine del suo giornale a Noemi, nel tentativo evidente di colpire Berlusconi. Il Corriere di oggi ad esempio dedica a questa notizia della privacy un “richiamo” in prima pagina più una pagina e mezzo all’interno a questa vicenda! Spicca inoltre, nel senso che la piccola puntura è su una colonna (ma astutamente evidenziata con un fondino azzurro di richiamo) la dichiarazione di Zappadu: "ora io latitante come Mesina", grande amico del fotografo al quale deve il suo primo grande scoop. E' lo stile inequivocabile di “piccole punture” tipiche del De Bortoli, ma ripetute continuamente. Sappiamo.

Flebuccio De Bortoli crede che mischiare abilmente Mesina ex latitante a Zappadu latitante verace e così via, sia un modo di danneggiare il premier, sia pure senza dirlo dimostrando una vigliaccheria che invece Repubblica non ha e va diretta alla questione. De Bortoli crede che sia una mossa vincente. Invece è perdente. Forse Flebuccio non ha capito che Il Corriere della Sera e Repubblica non formano le idee politiche degli italiani: perché non li leggono! De Bortoli si è bevuto il cervello in un bicchierino di rosolio, come dimostra il suo sorrisino catatonico. Lettori che calano ogni giorno, per stanchezza, mentre uno dei suoi redattori scrive che i portali sul web dovrebbero servire a conoscere le opinioni del lettori. Vero. Ma lui ha mai provato a scrivere da lettore al Corriere lasciando intendere di non essere di sinistra? Lo castrerebbero, otto volte su dieci. Inutilmente. Questo “pezzo”, ad esempio, viaggerà per il web, per migliaia di persone. E non sarà un Corriere della Sera trasformato in Novella 2000 a impedirlo.

La Fiat neoproprietaria del Corriere ha perso in Germania. Poco appoggiata dal nostro governo, si dice. Forse è vero. Ma se la Fiat coi suoi giornali costringe il capo del governo a difendersi dai De Bortoli, dai Zappadu amici del Mesina, poi di tempo ne rimane poco. Questa campagna di Flebuccio De Bortoli resterà negli annali politici come il fondo di Paolo Mieli a favore di Prodi: la dimostrazione che qualunque incapace può diventare direttore del Corriere. E’ la politica, bellezza!

giovedì 28 maggio 2009

Giampaolo Pansa e gli insulti. Gratuiti.


Giampaolo Pansa, dopo aver lasciato "Repubblica", giornale al quale ha dedicato una vita, oggi è passato a “Il Riformista” il giornale di Antonio Polito. Nulla di strano. Salvo una cosa. Polito col suo giornale si atteggia ad una sinistra nuova, una sinistra riformista. Ma forse Polito ignora alcune regole dell’informazione. Una di questa è come quella del pescatore che butta la rete, ma non sa cosa raccoglierà. Nel caso specifico tra i commenti dei suoi lettori più fedeli, raccoglie anche alcuni esponenti di centrodestra curiosi, ma soprattutto raccoglie “culi di ferro” di una sinistra ferma all’odio, l’unico collante che unisca qualsiasi area di sinistra di cui si voglia parlare. La più interessante è naturalmente la fauna di sinistra, sempre piena di risentimento contro qualcuno, che riempie Giampaolo Pansa di insulti tra i quali il più gettonato è quello di “traditore”. Io capisco il coraggio di questo strenuo difensore delle sue opinioni. Quello che non capisco è un dettaglio tecnico. La home del sito “Il Riformista” ha articoli che si possono commentare, altri no. Quelli di Pansa si possono sempre commentare e menargli insulti. SE c'è un motivo, mi sfugge.

Intendiamoci, una soluzione come un’altra. Resta da capire perché Pansa abbia scelto un giornaletto piccolo e poco influente, la cui unica firma di prestigio è la sua e ricevendone in cambio poca visibilità e molti insulti. Sono curioso di professione, altrimenti avrei fatto il pizzaiolo, mestiere che tanta gloria ha dato all’Italia. E sarei curioso di sapere che gusto ci prova Pansa e ricevere insulti da gente il cui lessico rivaleggia con quello di Di Pietro. So che Pansa non mi risponderà. Ma so che gli insulti continueranno. Fino a quando?

Ecco un focus del suo ultimo intervento su “Il Riformista”

“Ci deve essere un falso storico nella biografia di Dario Franceschini. Dappertutto si scrive che il leader del Pd è cresciuto in parrocchia e sin dall’infanzia ha avuto nel cuore lo Scudo crociato della Balena democristiana. In più, quando ha iniziato a fare politica è stato discepolo di Benigno Zaccagnini, diventato segretario della Dc nel 1975.
Nel mio lavoro di cronista, ho conosciuto bene “Zac”. Era un vero signore, dai modi cortesi e con una spiccata eleganza intellettuale. Anche per questo si distingueva dalla casta partitica del tempo. Affollata pure allora di tipacci volgari, capaci di una violenza verbale senza limiti. Pronti a gridare le peggio cose nei confronti degli avversari. Chi lavorava con Zaccagnini era altrettanto gentile. La scuola di “Zac” respingeva chi si mostrava rozzo, i burini, la gentuccia e la gentaglia. Dove sta il falso storico nelle note biografiche di Franceschini? Sta nel fatto che, ogni giorno di più, il suo modo di fare contrasta con lo stile del presunto maestro. Come apre bocca, si lascia andare a qualche volgarità nei confronti di chi osa contrastarlo.”


Ed ecco un commento scelto a caso pubblicato dal giornale da parte della lettrice che si firma Marianna:

“L'autonomia....dei GIORNALISTI? e ITALIANI???? e di MEDIASET?????????????? ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ahah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ahah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah aah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”


Le opinioni sono tutte rispettabili, si capisce. Anche quelle della Marianna. Un vecchio proverbio inglese recita “I primi sbagli sono di quelli che li commettono, i secondi di quelli che glielo permettono”. Polito sbaglia. E non è la prima volta. Oggi campa sul prestigio di Giampaolo Pansa. Ma come al ristorante, il conto prima o poi arriverà. Pansa lo ha fatto con persone decisamente più importanti di un Polito da Castellamare di Stabia. "Nessuno può servire due padroni: o odierà uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro". Lo diceva Matteo evangelista, mica Franceschini, tanto per dire.

martedì 26 maggio 2009

Travaglio, uno Zorro impreciso e superficiale: lo smascheriamo


Scritto da Andrea Riffeser Monti

Nella mia infanzia a Carnevale mi travestivo sempre da ‘Zorro’, personaggio esemplare famoso come impavido difensore dei più deboli.
Non altrettanto esemplare è la rubrica ‘Zorro’ pubblicata sul quotidiano «l’Unità» a firma di un certo Travaglio, scritta in modo frettoloso ed impreciso, piena di aggettivi adatti ad una satira scadente più che ad un giornalista serio ed indipendente.

Veniamo allo smascheramento:

1– CRISI DELLA CARTA STAMPATA
Ci dispiace per quanto lei considera.
Ci accusa di essere i principali artefici dello sfascio della carta stampata ma non ricorda che il giornale sul quale lei sta scrivendo (l’Unità) dopo vari travagli di proprietà, di direzioni e di contenuti editoriali è in perenne crisi esistenziale.
2- VEDOVA
Denota una certa superficialità nel documentarsi perchè la persona citata non è la vedova ma la figlia del Cavalier Monti.
3- NULLA!
Bolla il ministro degli Esteri Franco Frattini come il nulla: lascio ai lettori giudicare se si tratta di un termine appropriato.
4- OMISSIONI
Ha omesso di segnalare che il tema del premio 2009 è ispirato alla personalità del Cavaliere Attilio Monti, “un grande italiano”, impegnato ad infondere le sue energie ed il suo impegno a favore della crescita del nostro Paese nel mondo.
Il premio è stato assegnato all’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, uno tra i più autentici e preziosi civil servant italiani, in omaggio alla sua straordinaria capacità di servire il Paese, ieri nel pubblico e oggi nel privato, diffondendo quegli esempi di eccellenza nazionale che hanno distinto e celebrato l’Italia nel mondo.
Il Presidente della Repubblica, inoltre, ha voluto testimoniare la sua condivisione allo spirito del premio assegnando una medaglia della Presidenza della Repubblica al vincitore della sesta edizione che, tra l’altro, può fregiarsi del patrocinio delle più alte cariche istituzionali italiane.
Il Premio arte e cultura La Bagnaia quest’anno ha previsto l’assegnazione straordinaria anche di 4 premi speciali a personaggi che si sono particolarmente distinti nel tenere alto l’orgoglio della nostra bandiera a livello internazionale.
5 – SI E’ DISCUSSO DI NIENTE
Il giornalista dimentica che per due giorni consecutivi si è discusso su come promuovere e migliorare la lettura del quotidiano tra i giovani alla presenza delle massime istituzioni imprenditoriali, economiche e politiche bipartisan, a testimonianza dell’importanza dell’ iniziativa.
p.s. (Un suggerimento al direttore dell’Unità, che fonti autorevoli mi dicono persona seria e competente: in futuro, prima di pubblicare la rubrica ‘Zorro desnudo’ , ne faccia verificare il contenuto, in modo da smascherare gli errori. Il suo quotidiano ne guadagnerà in credibilità ed avrà un lettore in più).

giovedì 21 maggio 2009

Foto


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mercoledì 20 maggio 2009

Caso Mills, a Ballarò il "vaffa" di Vendola...


Scritto da Lupo Rex

Da "corriere.it" – “Il processo Mills e le motivazioni della sentenza di condanna per corruzione dell'avvocato inglese che coinvolgono anche il premier («Mills mentì per Berlusconi, sostengono i giudici di Milano) irrompono nel dibattito politico e anche in tv. Dando luogo, in diretta a Ballarò, a una lite dai toni piuttosto accesi tra il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, e il leader di Sinistra e libertà e governatore pugliese, Nichi Vendola. Il primo fa andare su tutte le furie il secondo, che a un certo punto sbotta in un «vaffa.....» di cui l'interlocutore sembra non accorgersi.

Davvero non c’è più religione! All’inizio è stata la Lega a strappare alla destra il primato della virilità con un eloquente motto: “Noi ce l’abbiamo duro!”. Poi, siccome quello di Bossi, sfortunatamente si è un po’ afflosciato, hanno lasciato perdere l’argomento.

L’argomento lo riprende Nichi Vendola durante la trasmissione Ballarò, rispondendo a Gasparri, che è pur sempre un ex fascista e che quanto a durezza si ispirava a quella del Duce, di fronte al quale, quanto a trombare, persino il Silvio è un dilettante. Il Vendola dice infatti al Gasparri “Ma vaffa…”. Gasparri, dice il Corriere di Flebuccio De Bortoli: “…di cui l’interlocutore sembra non accorgersi”. Se ne è accorto. Ma forse temeva che quello di Nichi Vendola non fosse una invettiva, ma piuttosto un invito.

Comunque, come scrivevo in apertura, non c’è più religione: ora sono i Nichi Vendola che ti mandano a dar via l’analogo! La politica, grazie alla sinistra era già scesa in basso, ma ora siamo ad un punto davvero critico: il fondoschiena! Speriamo che si rialzi. La politica intendo. Ma voi che avevate capito?

martedì 19 maggio 2009

Ecco perché la Gandus perderà



E’ già stato ricusato a suo tempo il giudice Nicoletta Gandus, presidente della decima sezione del tribunale di Milano, perchè da parte sua sarebbero state fatte "reiterate manifestazioni di pensiero che appalesano una inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi". Lo si legge nell’istanza di ricusazione del giudice, che fu presentata dai legali del premier. Nicolò Ghedini, parlamentare del Pdl e difensore di fiducia di Silvio Berlusconi, depositò infatti nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano l’istanza contro il giudice Nicoletta Gandus. La ricusazione riguardava il processo in cui Berlusconi è imputato, insieme all’avvocato inglese David Mills, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. La richiesta venne, come era scontato da questa Procura, respinta.

Cossiga tuttavia non demorde, ad esempio. L’ex Presidente stavolta si lancia contro Nicoletta Gandus, la presidentessa del Tribunale di Milano ricusata da Berlusconi in quanto inadatta, a suo parere, a giudicarlo. Secondo Francesco Cossiga:

“la partecipazione della Gandus a convegni che vedevano la partecipazione di esponenti rivoluzionari di sinistra populista e guerriglia, la rendono incompatibile con la funzione di magistrato giudicante”.
Non so se è stato chiaro abbastanza, l'ex presidente della Repubblica ed anche del Csm.

Mi inchino ad opinioni così autorevoli, ma persino io avevo scritto che la conclusione (del tutto illusoria…) della Gandus era attaccare Berlusconi durante le prossime elezioni per poterlo colpire politicamente a morte. Ora siamo in periodo elettorale e la Gandus, con una contemporaneità che conferma ogni sospetto, si rifà viva.

Ma è morta. Lei. Le sue idee. La sua lotta a favore di aree politiche che ormai non sono nemmeno più in parlamento. Bocciate dalla storia, dalle gente, dal buonsenso. Le sue partecipazioni alle manifestazioni con fazzoletto d'ordinanza rosso al collo, sono state una marcia verso il nulla. Durata decenni. Ora è solo una donna vecchia, che si cuce da sola i vestiti orrendi, che perde i capelli ed ama il ballo “lissio”, un ballo romagnolo dove – non a caso – la donna viene tenuta a debita distanza. Ma qui, tra la inquietante Gandus e Berlusconi, mi fido più di Berlusconi, che vincerà anche stavolta. La Gandus sta portando la magistratura più sanzionata dall'Ue e più squalificata del mondo occidentale ad un livello che ormai ci pone al 251° posto bel mondo, quanto a libertà: meno di molti Paesi africani!

Cossiga ha espresso e descritto in termini chiari ed inappellabili la figura di questo magistrato, la cui sentenza non vale nemmeno la carta sulla quale è scritta. Ed il Lodo Alfano è nato per proteggersi da chi si nasconde dietro il ruolo di magistrato per combattere una battaglia persa: giudiziaria e politica. E così sia.

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lunedì 18 maggio 2009

Il profeta della linea dura ha trovato chi è più duro di lui



Scritto da Fausto Carioti

L’immagine del povero Gianni Rinaldini aggredito e gettato giù dal palco da quegli stessi operai che voleva arringare merita di passare alla storia. Come il manifestante milanese che nel 1977, gambe piantate a terra, puntava con due mani la pistola contro la polizia, o come Bettino Craxi bersagliato dalle monetine davanti all’hotel Raphael: è un fotogramma che racchiude la metafora di un’epoca, o almeno di un periodo della nostra storia.

La morale dell’istantanea scattata ieri appare chiara: per il sindacato che pretende di essere tutto, partito politico e parte negoziale, di difendere i lavoratori italiani e i profughi palestinesi, di scendere in piazza contro la Fiat, contro palazzo Chigi e contro la missione militare americana in Iraq, di colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa del Pci e dei partiti che gli sono succeduti, di aizzare la lotta di classe nella speranza di gestirla e farla pesare sul tavolo delle trattative, non c’è più posto. Con la loro intolleranza, i Cobas che ieri hanno fatto volare già dal palco davanti al Lingotto il segretario generale della Fiom gli hanno ricordato quella che un tempo si chiamava «la centralità della questione operaia». Il profeta della linea dura ha trovato qualcuno più duro di lui. E molto più cattivo.


Nemmeno dopo la strage alle acciaierie Thyssen-Krupp erano volati i pugni. Era il 10 dicembre del 2007, sempre a Torino, in piazza Castello. Allora i 30mila operai incavolati scesi in piazza si erano limitati agli insulti verso Rinaldini e gli altri leader del sindacato: «Buffoni», «Venduti», «Parassiti», «Andate a lavorare». Ieri ci si è spinti laddove neanche gli animi esasperati di allora erano arrivati. Al pari degli altri sindacati, sostengono gli aggressori, la Fiom ha fallito. Si è calata le brache dinanzi alla Fiat. Non da oggi, ma almeno dal 2007, quando avallò il trasferimento (la «deportazione», la chiamano i Cobas) di 316 tute blu da Pomigliano d’Arco a Nola. Prima di Rinaldini ieri se la sono presa con il leader della Fim-Cisl, Giuseppe Farina, al quale hanno dato del «venduto». Dopo hanno attaccato il segretario della Uilm piemontese, Maurizio Peverati, colpito in testa dalla fibbia di una cintura. Gesti ugualmente vergognosi, ma è inutile negare che le botte e gli insulti riservati a Rinaldini hanno un peso politico maggiore.

Perché l’emiliano Rinaldini è il leader di un sindacato, quello dei metalmeccanici della Cgil, che conta 360mila iscritti e presidia fortezze della mitologia operaia come le presse di Mirafiori. E di lui stesso tutto si può dire tranne che sia uno accomodante, un “riformista”. Al contrario: Rinaldini è un fossile vivente, uno che va ancora in giro a parlare del «salario come variabile indipendente». Uno che ha vinto più di un braccio di ferro con il leader della sua confederazione, Guglielmo Epifani, riuscendo anche a spostare a sinistra l’asse dell’intera Cgil. Aveva promesso «nuove iniziative di lotta» il giorno stesso della sua elezione a segretario della Fiom, il 19 aprile del 2002, ed è stato di parola. Anzi, ha fatto di più: convinto che il Pd e il PdL vogliano «tagliare la sinistra», si è messo in testa lui stesso di dare al suo sindacato «un proprio progetto politico e una propria proposta per la società». Con una “piattaforma programmatica”, come si dice dalle sue parti, che ha spaziato ovunque: dalla questione mediorientale alle proteste pacifiste sino ai temi dell’immigrazione. Sembrava che la politica di Rinaldini fosse quella del “nessun nemico a sinistra”, e invece ieri si è capito che non è così.

I rischi, per chi parte animato da simili intenzioni, sono sempre gli stessi: perdersi nell’infinitamente grande tanto da smarrire il punto di partenza (è stato Rinaldini, pochi giorni fa, a scrivere con la sua prosa proto-marxiana che compito del sindacato è «rielaborare proposte, obiettivi e necessari conflitti sociali che abbiano sempre un riferimento di carattere globale ed universale») e trovare qualcuno che ha imparato la tua lezione così bene che smania per applicarla sulla tua pelle. Proprio quello che è accaduto a Rinaldini, vittima di una strategia «conflittuale» che sperava di cavalcare, ma che ha finito per travolgerlo.

domenica 17 maggio 2009

La scomparsa del padre di Montezemolo


Scritto da Sergio Bocconi

Riservatissimo, ha chiesto che i necrologi seguissero il funerale, perché tutto potesse avvenire in forma del tutto privata. E così è stato. Seguendo peraltro lo stile di vita che si era dato da sempre. Massimo Cordero di Montezemolo, padre del presidente della Fiat, Luca, è morto mercoledì a Roma. Patriarca per l' età (89 anni) e perché era così chiamato e riconosciuto dai tre figli, Luca, Mario e Daniele e dai numerosi nipoti e pronipoti che fino a qualche giorno fa sono andati a trovarlo. A riceverli sempre lei, Clotilde Neri, conosciuta a Bologna negli anni dell' Università e sposata 63 anni fa. E in fondo quel nome gli era stato attribuito anche perché rappresentava per tutti un punto di riferimento, sempre presente e abitudinario, tanto da essersi recato in ufficio fino allo scorso dicembre. Laureato in scienze agrarie e specializzato in bonifica e riqualificazione ambientale, faceva un mestiere un po «lontano», sia rispetto a chi in famiglia lo ha preceduto («noi Montezemolo, oggi alla 25esima generazione, siamo discendenti di una stirpe di militari», ha sottolineato in un colloquio qualche tempo fa), sia rispetto ai suoi figli, tutti e tre laureati in legge («Luca perché non sapeva cos' altro fare», ha detto sempre nello stesso colloquio, «mentre Marco ha fatto il notaio, il mestiere che rende di più, e Daniele è diventato esperto di licensing», attività che al Patriarca è sempre rimasta un po' oscura).

Ai tre «ragazzi» però ha voluto trasmettere qualcosa del suo «fare» quando, mentre ancora studiavano, raccomandava loro la vicinanza alla terra e li mandava di mattino presto a «contare le pecore» delle aziende gestite dalla sua Agricolnsulting, società con sede a Roma ma che opera in tutto il mondo, fino a svolgere consulenze per piani agrari per vari Stati, alcuni dei quali africani. Partigiano, condannato a morte dai fascisti, ai figli ha trasmesso valori civili e passioni legate al mare (ha insegnato loro ad andare a vela) e alla montagna (si è arrampicato finché ha potuto). Restio ad assistere alle gare di formula uno, appassionato invece tenace e «sofferente» della juventus. Il carattere riservato, che non gli precludeva una vivace ironia nei rapporti personali, ha contrassegnato anche la sua carriera.

E' stato componente il Consiglio superiore dell' Agricoltura presso il Ministero e l' Accademia Nazionale di Agricoltura, ha anche ricoperto l' incarico di presidente dell' ordine degli agronomi dall' 85 al ' 92, ma era fatto così: della nomina i figli hanno saputo non da lui («ma non è niente») bensì dalla radio o dalla tv. Numerosi ieri i messaggi pubblici e le testimonianze. Il presidente del Senato Renato Schifani ha inviato un telegramma al presidente della Fiat sottolineando che suo padre «ha saputo modernizzare l' agricoltura italiana mettendo a disposizione del Paese negli ultimi 50 anni la competenza tecnica e la grande esperienza». Messaggi sono poi arrivati da Roberto Maroni, ministro dell' Interno, dal presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, e dal Consiglio dell' Ordine dei dottori agronomi. Riconoscimenti per l' uomo schivo che di recente ha detto di sé: «Non sono vecchio, piuttosto antico: un vantaggio perché vengo tenuto da conto».

giovedì 7 maggio 2009

Clementina la rivoluzionaria


Scritto da Alessio Di Carlo

Il tour elettorale di Luigi De Magistris ha fatto tappa l'altro ieri a Catanzaro con un convegno intitolato a 'Etica e politica, legalità e istituzioni' cui ha partecipato, tra gli altri, Clementina Forleo, oggi Gip presso il Tribunale di Cremona.

Con un intervento assai più adatto ad un navigato comiziante che non ad un Funzionario dello Stato addetto al settore giustizia, Forleo ha definito una “rivoluzione” la candidatura dell'ex collega, aggiungendo che “bisogna avere il coraggio di dire che ci sono pezzi delle istituzioni che sono collusi con il potere politico ed economico, il vero potere con la P maiuscola, nel senso negativo del termine".

Non contenta, l'ex GIP del Tribunale di Milano ha denunciato la “collusione tra il braccio armato della criminalità e quella parte che ogni mattina indossa la camicia bianca ed i polsini, ed entra in alcune stanze delle nostre istituzioni, compresi i palazzi di Giustizia” ed infine affondato il colpo contro gli operatori dell'informazione, benignamente qualificati come “totalmente asserviti ai rappresentanti del potere”.
Tanto per gradire la Forleo – in aperta polemica con Luca Palamara - ha anche preannunziato la propria imminente uscita dall'Anm.

Ma quel che più inquieta del vibrante intervento del Giudice lombardo (già, perché di giudice si tratta, è sempre bene rammentarlo) è l'affermazione secondo cui "fare il magistrato non è solo scrivere sentenze, ma lottare per garantire i diritti soprattutto dei più deboli”.

Fermi tutti: “lottare”? Difendere i più deboli? Alla dottoressa Forleo sembrerà forse una deminutio ma “scrivere sentenze” è esattamente l'essenza massima - ed al tempo stesso unica - della funzione che lo stato di diritto basato sulla tripartizione dei poteri assegna al titolare della giurisdizione. Scrivere sentenze o – per meglio dire – applicare la Legge: questo ci aspettiamo dal magistrato. Inquieta parecchio, al contrario, l'ansia di lotta e di difesa dei più deboli che anima l'azione della dottoressa Forleo. A meno di non voler dismettere la toga e seguire l'amico De Magistris sulla via di Strasburgo. Auguri.

martedì 5 maggio 2009

Pigì Battista e il limite che non c’è


Pigì Battista, ex vicedirettore del Corriere della Sera ha uno stile gradevole, mai spocchioso, scrive in modo chiaro e non di rado con molto buonsenso. Insomma l’esatto contrario del suo collega Sergio Romano, tanto per dire.

Capita anche a Battista però di scivolare su argomenti apparentemente semplici, ma che nascondono trappole, come la vicenda che vede avversi Miriam Raffaella Bartolini (in arte Veronica Lario) al marito Silvio Berlusconi.

Nel suo editoriale di oggi “Il limite che non c’è” laddove per limite si intende, e lascio la parola a Battista, che prima descrive la sconfitta disastrosa della sinistra che già sapevamo, poi aggiunge: “Berlusconi potrebbe rispondere che non si tratta di un suo problema, o che il «guai ai vinti» è la crudele legge del rito democratico. Ma senza rendersi conto che un eccesso di squilibrio potrebbe danneggiare anche lui, a parti rovesciate. Un più forte senso del limite arrecherebbe un vantaggio alla sua parte politica, oltre che al comune senso del decoro. Il limite che separa gli affari pubblici dalle vicende private, prima di tutto. Le sue fragorose traversie coniugali sono un fatto privato: dica ai suoi seguaci che non si azzardino a farne aggressivamente tema pubblico, anche se l’opposizione volesse cavalcare il danno d’immagine che il conflitto con la signora Veronica Lario potrebbe procurargli”

Insomma, anche se gli italiani dimostrano apprezzamento per l’opera di Berlusconi nel risolvere problemi come i rifiuti di Napoli, la crisi economica mondiale ed il terremoto in Abruzzo, secondo il Battista il Silvio dovrebbe avere e lo cito “un più forte senso del limite”. Se capisco bene, Silvio dovrebbe lasciare almeno un quartiere napoletano pieno di rifiuti, evitare misure anticrisi apprezzate da molti Paesi e lasciar fallire almeno una banca. E se gli avversari ne fanno un caso politico della sua controversia con la Miriam Raffaella Bartolini e lo insultano, come ha fatto Franceschini, Silvio non dovrebbe rispondere, ma incassare a basta. Insomma darsi un limite.

Due sole osservazioni: che “la signora” vada a quattrini per evitare che i figli nati miliardari debbano soffrire la fame, il tutto condendo le sue richieste con giudizi politici che persino alla sezione Lenin della Bologna che le ha dato i natali fanno ormai ridere, pare che per lei non siano necessari limiti.

Quanto ai rapporti con l’opposizione mi ricorda la scena finale del film “I due nemici” con Albertone e David Niven che si combattono in Africa durante la seconda Guerra Mondiale. Alla fine, a nome gli italiani sconfitti, il Capitano Blasi (Alberto Sordi) dice “Ma almeno meritiamo l’onore delle armi!”. Il flemmatico Maggiore Richardson (David Niven) chiede al suo tenente, l’unico che se ne intende, di cosa si tratti e spiega allo sbalordito Niven spiega: “Loro sfilano davanti a noi mentre presentiamo le armi. Insomma, come avessero vinto loro….!”.

E’ quello che propone il Corrierone per mano di Pigì Battista. Insomma, la sinistra è messa male, ma al Corriere non sembra passarsela meglio e non solo economicamente. Tuttavia, per onestà intellettuale riconosco due meriti.

*Al Corriere della Sera riconosco di aver trovato finalmente il suo limite: dopo aver sostenuto a spada tratta Romano Prodi, oggi cavalca un cavallo che galoppa in tutte le direzioni.

**A Miriam Raffaella Bartolini (in arte Veronica Lario) riconosco che se accusa il Silvio di appassionarsi troppo alle veline, forse bisogna dargli credito: lei è una ex velinona, ora avanti negli anni. Ma a leggere il suo palmares, nel quale non appare nemmeno uno straccio di laurea, ma solo quello di una prosperosa e brava gnocca bolognese, rivela che lei se ne intende. Come sarebbe, di cosa se ne intende? Ma dai! Di politica, no?