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| Cordiale incontro tra vecchi amici. |
di Giovanni Agretti
Scalfaro nel luglio 1945 sostenne con altri due colleghi la pubblica
accusa al processo che vedeva imputati per “collaborazione con il tedesco
invasore” l'ex prefetto di Novara Enrico Vezzalini ed i militi Arturo Missiato,
Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno e Raffaele Infante. Dopo tre
giorni di dibattimento venne chiesta per i sei la condanna a morte, eseguita il
23 settembre successivo: i condannati non vennero uccisi alla prima maldestra
raffica dell'inesperto plotone di esecuzione e sui corpi si accanì poi un
gruppo di donne. In veste di pubblico ministero presso queste corti, Scalfaro
ottenne un'altra condanna capitale. La condanna tuttavia non fu eseguita a
causa dell'accoglimento del ricorso in cassazione del condannato Stefano Zurloappena
diciannovenne. Ricorso suggerito, a quanto sostiene Scalfaro, dallo
stesso Scalfaro.
Dopo una vita nella Dc, nel 2007 ha aderito al Pd che è
sempre stato, nelle sue varie denominazioni, il suo vero faro politico.Tralascio lo “scandalo Sisde” nel quale Scalfaro venne accusato di beccarsi 100 milioni al mese (dell’epoca!) e per il quale interruppe le trasmissioni televisive con un messaggio alla nazione nel quale affermò “Non ci sto!”. Questo, per sommi capi l'uomo di cui la sinistra con Napolitano in testa celebra oggi la scomparsa. Ho sempre ritenuto il “ribaltonista” Barone Oscar Luigi Scalfaro il peggior presidente dell’Italia repubblicana ed immeritevole di una qualunque stima. Non ho cambiato opinione e la notizia della sua scomparsa, a 93 anni suonati, mi lascia del tutto indifferente.
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